Contestato l’utilizzo del marchio ‘Decumano Maximo Abruzzo’

Il regista Consorte diffida il Consorzio

Il regista abruzzese Alessio Consorte rivendica la titolarità dei diritti sull’opera cinematografica e sul marchio registrato. Contestato l’utilizzo di “Decumano Maximo Abruzzo”

L’AQUILA – Si apre un contenzioso sul nome “Decumano Maximo” in Abruzzo. Il regista abruzzese Alessio Consorte ha formalmente diffidato il Consorzio ‘Decumano Maximo Abruzzo’, con sede a Pratola Peligna (L’Aquila), dall’utilizzare la denominazione “Decumano maximo” per il prodotto denominato “Decumano maximo Abruzzo”.

Nella diffida, Consorte afferma di essere l’unico e legittimo titolare dei diritti d’autore sull’opera cinematografica e documentaristica “Decumano maximo”, oggetto di registrazioni SIAE nel 2019 e nel 2020, nonché titolare del marchio registrato ‘Decumano maximo’ presso l’UIBM con numero 302025000038169 per le classi 33, 35 e 41.

Secondo il regista, l’utilizzo della denominazione “DECUMANO MAXIMO ABRUZZO” senza autorizzazione o licenza creerebbe un collegamento diretto con l’opera cinematografica, il suo titolo e il segno distintivo, con possibile pregiudizio per i diritti di proprietà intellettuale e per gli interessi commerciali.

“Non è stato utilizzato soltanto il titolo, ma anche il concetto alla base dell’opera”, afferma Consorte, contestando non solo la denominazione ma anche quella che ritiene una ripresa dell’idea e del soggetto sviluppati nel film.

“Il titolo Decumano Maximo identifica un’opera cinematografica che ho ideato, prodotto, realizzato e diffuso pubblicamente. Non riguarda soltanto il titolo, ma il fatto che un concetto da me sviluppato cinematograficamente sia stato ripreso e trasformato nell’idea di un consorzio, mantenendo proprio la denominazione ‘Decumano Maximo’”, spiega.

Il regista richiama la diffusione pubblica dell’opera, proiettata nelle sale italiane, distribuita tramite Nexo Digital e resa disponibile gratuitamente su YouTube, oltre a essere stata promossa su social, piattaforme web e stampa locale e nazionale.

“Ho investito anni di lavoro nella realizzazione di Decumano Maximo, dalla ricerca alla scrittura, dalla produzione alla distribuzione. Il titolo non è un elemento astratto, ma identifica un’opera concreta che è stata realizzata, portata nelle sale, distribuita e presentata al pubblico. Ritengo quindi doveroso tutelare il lavoro creativo e l’identità dell’opera quando vengono utilizzati elementi che considero riconducibili al mio progetto senza alcuna autorizzazione”, conclude.