“Assistiamo ormai da tempo e con crescente preoccupazione per la tenuta del dialogo democratico, a un vero e proprio diluvio di polemiche che, in maniera spesso del tutto pretestuosa, si scagliano quotidianamente contro l’amministrazione guidata dal sindaco Carlo Masci. Di fronte a questo clima di scontro perenne – il comitato Pescara Fortis – ritiene doveroso proporre alla cittadinanza una riflessione a più ampio raggio, un’analisi lucida e rigorosamente scevra da posizioni ideologiche, da tifoserie da stadio o da rigide appartenenze di partito. La domanda centrale che si pone oggi, e che rimbomba nei bar come nei salotti della nostra comunità, è la seguente: si può davvero affermare che la città di Pescara sia inesorabilmente avviata verso un baratro di declino, così come alcuni titoli sui giornali o sulle piazze virtuali vogliono far sembrare a tutti i costi?”.
“La risposta che ci sentiamo di dare, dati e osservazione alla mano, è un convinto no. – ha aggiunto il comitato Firti – Esiste infatti un parametro metodologico ben preciso per verificare l’effettivo avvio verso il declino di una famiglia, di un’impresa, di una città o, più in generale, di un intero paese. L’analisi del decadimento può e deve essere di natura quali/quantitativa, sebbene ognuno sia poi libero di costruirsi il proprio personale indicatore di benessere. Tuttavia, come alcuni vogliono far credere per mero tornaconto elettorale, il declino non è un evento catastrofico che accade dall’oggi al domani. Non è mai intellettualmente onesto, né facile, puntare semplicemente il dito, un esercizio in cui alcuni accusatori seriali o moralizzatori a fasi alterne nostrani tendono a eccellere con troppa disinvoltura. Il vero declino si manifesta attraverso la combinazione nel tempo di piccoli, inesorabili elementi. Ad esempio si riscontra un indicatore di abbandono quando quella buca sulla strada, formatasi da un po’ di tempo, non viene più riparata e diventa cratere; lo si nota se una zona periferica o centrale della città viene gradualmente dimenticata dalle istituzioni; lo si tocca con mano se le aiuole dei nostri parchi, che con costanza venivano ripulite e manutenute, vengono lasciate spegnersi nell’incuria generale.
Se applichiamo questi indicatori reali, di cui abbiamo fatto un piccolo esempio, alla nostra Pescara, e analizziamo la capacità di risposta dell’attuale amministrazione, guardando ai vari e complessi cantieri aperti in città, basti pensare al massiccio intervento di riqualificazione che sta interessando arterie vitali come corso Umberto e piazza Sacro Cuore, o più progetti per la riqualificazione del fiume o dell’area del Rampigna, di certo non si può parlare di una giunta che sta spingendo la nostra città nel baratro. Al contrario, si osserva un’amministrazione che fa tutto ciò che è in suo potere per arrestare ogni indizio di degrado, specialmente quando decide di contrastare le problematiche con interventi strutturali e non con semplici rattoppi. Detto questo, non saremmo onesti con noi stessi se affermassimo che tutto è perfetto. Le innumerevoli e accorate voci dei cittadini pescaresi, che si levano per chiedere interventi urgenti su più fronti, non vanno assolutamente ignorate o minimizzate. Tuttavia, bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che queste criticità sono quasi anche il frutto di processi macroeconomici e globali a cui la nostra città, inevitabilmente, non può sfuggire. Un esempio lampante è il fenomeno della desertificazione commerciale. Vediamo ogni giorno storici negozi che, piegati dalla concorrenza spietata delle grandi piattaforme di vendite online, sono costretti a chiudere i battenti. Questo processo lascia strade che un tempo erano vivificate, illuminate e rese sicure proprio dal commercio di prossimità, si pensi a certe traverse del centro o alle vie storiche di Porta Nuova, abbandonate a un progressivo e malinconico silenzio. A questo si intreccia il delicato tema dell’immigrazione. Pescara, città da sempre aperta e accogliente, attira nuovi cittadini, ma anche presenze irregolari che, sfuggendo ai normali controlli di sicurezza, finiscono per frequentare le aree più sensibili del nostro territorio, come le zone limitrofe all’area di risulta della stazione centrale o i quartieri più periferici. Queste dinamiche portano con sé abitudini e modi profondamente diversi di intendere la convivenza civile, generando frizioni, insicurezza percepita e reale, e richiedendo uno sforzo di integrazione e controllo senza precedenti. Vi è poi l’allarme, forse il più doloroso, che riguarda il disagio giovanile. I recenti e tragici fatti di cronaca che hanno macchiato di sangue i parchi della nostra città ci ricordano che i nostri ragazzi sono esposti a nuove forme di alienazione. Si tratta di un disagio alimentato da modelli effimeri o violenti che si impongono alla loro attenzione attraverso l’uso distorto delle nuove tecnologie e dei social network. È una tensione generale che si respira anche nella complessa convivenza, scolastica ed extrascolastica, tra adolescenti che provengono da contesti, estrazioni e paesi diversi, dove il senso di smarrimento sfocia troppo spesso in baby gang o in atti di violenza ingiustificabile. Su tutti questi fronti complessi, le persone si rivolgono giustamente alla politica, di cui le amministrazioni locali sono troppo spesso il parafulmine. Lo fanno per chiedere che si dia inizio a percorsi virtuosi, tesi a coordinare le numerose e preziose risorse che il nostro territorio, le associazioni e le istituzioni già offrono, ma che spesso agiscono in maniera frammentata.
In tal senso, come comitato Pescara Fortis, ci sentiamo in dovere di stimolare in prima persona l’amministrazione Masci, affinché si faccia promotrice di un nuovo patto per la città. Chiediamo che si attivino, in tempi brevi, dei tavoli e dei momenti di confronto permanenti con tutte le realtà coinvolte in questi processi trasversali: dalle associazioni di categoria per il rilancio del commercio, alle forze dell’ordine e mediatori culturali per la sicurezza, fino al mondo della scuola, delle parrocchie e dell’associazionismo per arginare la deriva dei nostri giovani. Solo favorendo l’innovazione sociale e la sinergia tra le parti sarà possibile trovare soluzioni concrete ai problemi, abbandonando la sterile polemica per abbracciare, finalmente, la cultura del fare a tutela della nostra Pescara”.
