La cultura dimenticata: quando i vincoli soffocano l’arte e la storia

Legge di Bilancio: Meloni e Giorgetti calpestano la Cultura

Urgente inserire le detrazioni fiscali per le donazioni all’Arte e le ristrutturazioni dei Palazzi vincolati e delle opere d’arte storiche


Monica Macchioni


È necessario e urgente che la legge di bilancio corregga la manovra dello scorso anno con cui il governo, con il tetto alle donazioni, ha inferto un duro colpo alla conservazione e alla fruizione dei beni culturali nel nostro paese. La Legge di bilancio dello scorso anno ha infatti determinato, con l’introduzione dei limiti reddituali, l’abrogazione di fatto delle detrazioni fiscali per le donazioni di opere d’arte agli enti pubblici e dei lavori conservativi negli immobili vincolati, generando distorsioni del sistema agevolativo in contraddizione con l’interesse collettivo. Per evitare esiti paradossali, che minano ciò che caratterizza il nostro Paese, sono necessari correttivi mirati a restituire coerenza allo sviluppo culturale, specie al sud, e alla conservazione funzione pubblica di tutela e sostenibilità.
Comuni e regioni sono diramazioni territoriali dello Stato (Art. 114 Costituzione) e non possono essere omologati agli enti privati del Terzo settore, come fa la Finanziaria. Lo stop alle detrazioni, e conseguente disincentivo alle donazioni, sta generando la vanificazione al Sud, a partire dalla Calabria, di importanti finanziamenti pubblici ottenuti per musealizzare edifici storici pubblici abbandonati, che ritornano ad essere vuoti e chiusi per il ritiro delle collezioni donate delegittimate. Ne conseguono ciclopici danni erariali in contraddizione con la legge numero 160 del 2019, mirata alla riduzione dei fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale.
In altri paesi le detrazioni fiscali del cinquanta per cento negli Stati Uniti e del trenta per cento nel Regno Unito hanno arricchito quelle realtà di capolavori che nel tempo hanno generato importanti flussi economici. La finanziaria ammette, paradossalmente, la donazione, quindi lo sgravio, di mille euro ma non riconosce la donazione di un Caravaggio o di un Fontana o di altri capolavori, non compatibili con i redditi bassi previsti dal testo unico delle imposte sui redditi: chi ha redditi bassi, ai quali il riconoscimento è mantenuto, è improbabile che faccia donazioni.
Le aree meridionali sono le più penalizzate, gran parte della popolazione è tagliata fuori dal consumo culturale e solo l’iniziativa privata ha dotato i territori di musei pubblico-privato che hanno fatto emergere le espressioni culturali locali e la consapevolezza storico-identitaria compensando l’assenza dell’azione di governo nell’attivare il turismo culturale nelle aree marginali. Questo provvedimento dà un grossolano colpo di spugna non tenendo conto dei percorsi pluriennali che hanno portato alle donazioni e agli oneri dei programmi territoriali con lungo lavoro di enti, soprintendenze e investimenti di denaro pubblico.
Anche i lavori di manutenzione e conservazione, nell’interesse generale imposti e non scelti dai proprietari di dimore storiche sono disconosciuti con effetti a catena come l’indotto economico e occupazionale in contesti rurali o periferici, spesso spopolati. Meno manutenzione significa perdita di valore culturale e anche di circuito economico, danneggiando la filiera del restauro, dell’artigianato, dei professionisti e dei cantieri.
Questi danni si aggiungono alla drastica riduzione degli sgravi dei redditi derivanti dai palazzi vincolati. Il regime agevolativo era calcolato a suo tempo sui principi garantiti dalla Corte Costituzionale e dalla Cassazione a sezioni unite, in coerenza dell’articolo 42 della Costituzione. Come stabilito dalla Corte di Cassazione a sezioni unite con la sentenza numero 5518 del nove marzo 2011, occorre tenere conto del fatto che i proprietari debbono affrontare, nell’interesse pubblico alla conservazione dei beni culturali, costi di manutenzione così rilevanti da rendere non sicuramente determinabile il reddito effettivo.
Inoltre, la Corte Costituzionale con la sentenza numero 346 del ventotto novembre 2003 aveva affermato che il beneficio fiscale relativo agli immobili di interesse storico o artistico è in considerazione del complesso di vincoli ed obblighi gravanti per legge sulla proprietà di siffatti beni quale riflesso della tutela costituzionale loro garantita dall’articolo 9, secondo comma, della Costituzione.
Dal 2023, con ulteriori limitazioni per gli immobili vincolati, non è più consentito ai privati di poter ricorrere alla retrocessione all’esproprio in caso che l’opera pubblica non venga realizzata entro dieci anni, come stabilito dalla giurisprudenza della Cassazione del ventinove marzo 2023. La Finanziaria mina i principi costituzionali garanti della conservazione e dello sviluppo culturale del nostro Paese.