Se ci scappa il morto, con la legge attualmente in vigore approvata quando Salvini era ministro degli Interni, a pagare il prezzo più alto e’ solo chi non delinque.
La Politica scelga: o se ne occupa lo Stato in toto o lascia liberi i cittadini di difendersi con le armi senza rischiare l’incriminazione per omicidio
Di Monica Macchioni
Delle due l’una. O si vieta l’uso delle armi ai privati cittadini sempre e comunque e non esiste che le possano usare nemmeno per legittima difesa oppure si consente a tutti di potersi difendere derubricando il reato di omicidio anche nel caso di una sparatoria con morto avvenuta in seguito ad una effrazione dei ladri o di altri malviventi. L’attuale legge in vigore è’ uno specchietto per le allodole. Peraltro il centrodestra non può nemmeno lamentarsi con la sinistra perché e’ stata approvata quando Salvini era ministro dell’Interno. Il problema di questa legge e’ che in teoria prevede la legittima difesa, in pratica, come dimostrano anche i recenti casi di cronaca, non la consente. E allora evitiamo di creare falsi miti, di alimentare false speranze, o che alcuni partiti possano far sciacallaggio alla ricerca di qualche consenso elettorale in più. Prendiamo ad esempio l’ultimo caso di cronaca nel quale la persona vittima di un’effrazione per mano di 5 malviventi, spara per difendersi e ne ammazza uno. Secondo l’attuale norma, l’arma non avrebbe potuto trovarsi lì, ma avrebbe dovuto essere custodita nel luogo di residenza, in una apposita teca chiusa a chiave. Mi si spieghi allora, come un privato cittadino possa difendersi in maniera proporzionale al pericolo detenendo un fucile o una pistola chiusa a chiave in una teca o in armadio blindato. E poi: chi stabilisce la soglia reale del pericolo? Come si fa a prevederlo? E cosa dovrebbe fare il cittadino modello? Quando entrano 5 malviventi, anziché reagire d’impeto e in velocità, consapevole del fatto che chi mena per primo mena due volte, e che lui non è un professionista e che parte svantaggiato anche perché viene colto di sorpresa, gli dovrebbe invece domandare che intenzioni abbiano nei suoi confronti? E nel caso che gli venisse anche risposto: vogliamo ucciderti. Che fa? Chiede una pausa come sul ring, adducendo la motivazione che deve tornare al proprio luogo di residenza per prendere l’arma? E come la trasporta se non ha l’autorizzazione? Suvvia! Siamo oltre il ridicolo! Il bivio e’ molto chiaro.
O la Politica decide che ad occuparsi della sicurezza possa essere solo ed esclusivamente lo Stato senza eccezione – e allora però deve trovare anche le risorse economiche per mettere una pattuglia in strada per ogni rione di ogni quartiere, e non so a quanto ammonterebbe la spesa pubblica per questa operazione, oppure prende atto della crescente insicurezza dovuta a molteplici fattori fra cui la difficoltà ad integrarsi per gli stranieri, la crescente povertà generale nel Paese, l’assenza ormai di una classe media che faccia da cuscinetto, etc etc – ammette che il re e’ nudo, e consente di utilizzare armi regolamentate acquistate e registrate, previo corso di tiro al poligono e regolare patentino. A quel punto chi entra in una proprietà privata, o in un negozio, siano essi sorvegliati e custoditi da personale delle ditte di sicurezza o dal privato cittadino che ne è proprietario o dal dipendente che lavora lì, sa che lo fa a proprio rischio e pericolo. Chi delinque, deve sapere preventivamente che rischia la vita, come se si trattasse di un incidente sul lavoro. D’altra parte nel caso di Roggero i giudici hanno riconosciuto un indennizzo complessivo di quasi 800 mila euro per le famiglie dei due rapinatori uccisi, segno evidente che viene riconosciuto nei fatti il mestiere di svaligiatore di orafi e gioiellieri. Basti pensare che per altre vittime innocenti e’ stata riconosciuta dalla giustizia alla famiglia una cifra simbolica di appena 10.000 euro di indennizzo per ogni morto. Forse la vita di un rapinatore vale più di quella di un operaio metalmeccanico, di un muratore che cade dal tetto di una casa, o di un manutentore di rotaie?
E’ evidente che questa legge solleva interrogativi morali di difficile soluzione, ma soprattuto lascia il cittadino solo e spaventato, vittima per ben due volte di soprusi: la prima per mezzo di chi ne viola, per gli scopi più diversi, l’abitazione o il luogo di lavoro; la seconda per mezzo dello Stato che non lo tutela quando viene accusato di tentato omicidio o di omicidio se per caso nella reazione anche emotiva dovuta al pericolo ci scappa il morto. Se invece avviene che e’ il rapinatore a sparare e muore il privato cittadino e il rapinatore riesce a scappare, non vi è conseguenza alcuna. E chi pensa alle famiglie che rimangono orfane non solo degli affetti più cari, ma magari anche di chi portava avanti economicamente quel nucleo? Questa cosa e’ moralmente inaccettabile. E soprattutto genera un senso di impunità tale per cui chi va a rubare in una casa, presso un gioielliere, presso una tenuta, una tabaccheria, o un bar, sa di essere tutelato dallo Stato in caso di incidente o di morte provocata dalla reazione del cittadino disperato ed esasperato per i continui attacchi da cui non può difendersi.
Chi delinque deve invece sapere che, nel momento in cui varca la soglia di una qualsiasi proprietà privata, può rimanere vittima tanto della bastonata di un allevatore che difende la propria stalla, quanto del morso di un cane da guardia e di finire in ospedale, o di un proiettile e finire al cimitero.
Senza che venga aperto alcun fascicolo per omicidio o violenza o eccesso di legittima difesa. E questo risolverebbe anche il problema dei dipendenti delle ditte di sicurezza privata che molto spesso si trovano di fronte al dilemma se fare per davvero il proprio lavoro fino in fondo o se far finta di non vedere i ladri ed evitare così processi certi e magari il carcere per poco più di mille euro al mese.
