Flaiano: Vivere è un esercizio burocratico. L’intuizione che parla ancora all’Italia

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Un titolo che è già una dichiarazione tagliente, in linea con lo spirito corrosivo e sarcastico di Ennio Flaiano . Il 5 marzo alle ore 16, presso la sala Figlia di Iorio della Provincia di Pescara, sarà presentato il libro “Flaiano e la pubblica amministrazione. Vivere è diventato un esercizio burocratico” di Diego De Carolis, un’opera che mette sotto la lente d’ingrandimento il rapporto tra l’autore pescarese e il mondo, spesso paradossale, della macchina amministrativa.

L’appuntamento non è casuale: la presentazione ricade proprio nel giorno del 116° anniversario della nascita di Flaiano, intellettuale poliedrico – umorista, sceneggiatore, saggista, giornalista, scrittore e drammaturgo – capace di raccontare con ironia impietosa le contraddizioni dell’Italia del Novecento ancora attualissime.

Il volume esplora uno dei nervi scoperti del Bel Paese: la burocrazia come dimensione totalizzante dell’esistenza moderna. Un tema che Flaiano trasforma in aforisma, critica sociale e ritratto antropologico. Il titolo stesso del libro richiama una visione disincantata in cui l’assurdo amministrativo diventa metafora di una società che rischia di smarrire il senso umano dietro carte, timbri e formalismi.

A discuterne saranno Antonello Canzano, professore associato dell’Università d’Annunzio Chieti-Pescara, Umberto Di Primio, difensore civico regionale, lo scrittore Giovanni D’Alessandro e l’artista e studioso Germano D’Aurelio. A moderare l’incontro sarà Antimo Amore.

L’evento si preannuncia come un momento di riflessione culturale ma anche civile: rileggere Flaiano oggi significa interrogarsi sul presente, sulle rigidità del sistema pubblico e sulla distanza – talvolta ironica, talvolta amara – tra cittadino e istituzioni. In un tempo in cui la complessità amministrativa continua a segnare la vita quotidiana, la sua voce torna a essere sorprendentemente contemporanea.

E forse, ancora una volta, sarà proprio l’ironia la chiave per comprendere – e magari alleggerire – il peso di quell’“esercizio burocratico” che chiamiamo vivere.

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