Antonio Antinelli imprenditore agricolo della provincia dell’Aquila sarà alla manifestazione il 6-7 marzo per il ‘diritto al cibo’ e contro il Mercosur
“Vado a Roma con il mio trattore, perché non posso restare fermo”. Lo ha dichiarato Antonio Antonelli, imprenditore agricolo di Alfedena (L’Aquila), località al confine del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che parteciperà alla mobilitazione del Coapi (Coordinamento agricoltori e pescatori italiani) prevista il 6 e 7 marzo nella Capitale. Antonelli ha raccontato di guidare un’azienda agricola biologica cerealicola-zootecnica nata oltre 40 anni fa grazie al nonno, oggi impegnata nell’allevamento di bovini di razza piemontese e nella produzione e vendita di cereali antichi, lenticchie e patate. “Il 6 e 7 marzo andrò a Roma con il mio trattore per la mobilitazione del Coapi. – ha aggiunto – Partirò da solo, attraversando Molise e Lazio, per unirmi agli amici e ai colleghi. Partirò lentamente, come si fa con i mezzi agricoli, ma con idee molto chiare”. Antonelli ha spiegato di aver deciso di partire perché nelle aree interne, ha detto “fare impresa ha significato lavorare il doppio per avere la metà dei servizi tra isolamento, costi più alti e carenza di infrastrutture. – ha continuato – Vado a Roma perché l’agricoltura è sotto attacco e io questi problemi li vivo ogni giorno”. L’imprenditore agricolo ha evidenziato le criticità legate alla fauna selvatica ‘fuori controllo – ha sottolineato – e alle difficoltà delle piccole imprese agricole, schiacciate tra mercato, grande distribuzione e burocrazia. Con il D.Lgs. 148/2023 e il Decreto ministeriale del 18 luglio 2024, la classificazione delle non conformità è diventata più severa, rispetto a quanto previsto dal Regolamento (Ue) 2018/848 e per le aziende biologiche, delle aree interne, c’è il rischio di sanzioni e sospensioni anche per aspetti formali, con criteri più rigidi di quelli europei. Io non parto contro qualcuno. Parto per difendere il mio lavoro, la mia famiglia, la storia della mia azienda”, ha concluso il pastore ribadendo che avrebbe raggiunto Roma con il trattore, come simbolo del proprio lavoro, per dare voce ‘a chi vive e lavora nelle aree interne e non ha voluto arrendersi’.
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