A parte i troppi colpi di tosse tra il pubblico che facevano pensare più a una corsia d’ospedale che alla platea del teatro Caniglia e due scivoloni storici nel testo introduttivo letto dagli studenti, peraltro bravissimi, dell’Istituto Ovidio, la prima della messa dedicata a Pietro da Morrone ieri sera con gran successo, ha avuto un doppio merito.
Il primo riguarda l’idea di comporla e il supporto che il progetto ha avuto da parte della Camerata Musicale Sulmonese, il secondo relativo al fatto che questa cosa è accaduta a Sulmona, bruciando sul filo di lana L’Aquila alla vigilia dell’anno in cui sarà Capitale Italiana della Cultura.
Al Maestro Gaetano Di Bacco, direttore artistico della Camerata, va riconsciuto il merito di averci creduto e di aver reso possibile la realizzazione di qualcosa di nuovo nella produzione culturale a Sulmona e nella scena nazionale, con l’aggiunta di averlo fatto ricollocando al centro dell’identità cittadina la figura di Pietro da Morrone/Celestino V, ricordando così ai sulmonesi e non soltanto a loro che il Papa Eremita è figura autenticamente e indiscutibilmente patrimonio innanzitutto locale.
Con buona pace di chi, pur con comprensibili motivazioni, ha enfatizzato a dismisura quella “Perdonanza” che, pur restando fatto storico unico e clamoroso, non rende giustizia a tutto quello c’è stato prima e dopo.
Stasera la messa verrà replicata a Pescara. Cosa che è perfettamente legittima visto che la struttura musicale di supporto è stata quella del conservatorio “Luisa D’Annunzio” e la direzione del Maestro Veleno.
Fatto che, a voler essere maliziosi a tutti i costi, rimarca ulteriormente la distanza che permane tra la città di Pietro da Morrone e quella sede della Perdonanza, nonostante il riconoscimento UNESCO le unisca grazie al Fuoco del Morrone.
Tuttavia, per dirla tutta, non è passata affatto inosservata l’assenza totale dell’amministrazione comunale come pure quella delle esponenti regionali locali. Un evento di questa portata avrebbe meritato senz’altro più rispetto, sia per l’autorevolezza indiscussa della Camerata, sia per non dare la spiacevole impressione che del termine “cultura” ci si riempia spesso la bocca a sproposito e in circostanze tutto sommato di diversa e minore caratura rispetto a questa.
In ogni caso, il valore artistico della messa grazie alla suggestione dovuta all’approccio inusuale da parte del compositore, il Maestro Larry Alan Smith, – per il quale le influenze musicali, quasi cinematografiche e la contaminazione con generi diversi si avvertono in tutta la partitura – è davvero notevole e interessante.
Quindi speriamo che a breve, al di là dei “campanilismi” celestiniani, anche L’Aquila e tuti i luoghi legati a Pietro Celestino possano goderne l’ascolto.




