Sirente sconosciuto stupore: un manifesto d’amore per l’anima segreta dell’Appennino

Non solo vetta da scalare, ma custode di una memoria millenaria che attende solo di essere svelata. Con il suo nuovo lavoro, ‘Sirente, sconosciuto stupore – Una montagna d’Abruzzo e la sua valle’ (edizioni Menabò), il ricercatore Massimo Santilli ha realizzato molto più di un semplice volume: ci offre una bussola sentimentale e scientifica per orientarci nel cuore pulsante dell’Abruzzo.
L’opera, impreziosita dalla prefazione della scrittrice Dacia Maraini, si presenta come un ambizioso progetto di valorizzazione territoriale che intreccia letteratura, antropologia visuale e cartografia. Nelle sue 400 pagine, Santilli compie un’indagine meticolosa sul ‘vissuto e sul vivente’, trasformando ogni sentiero, piazza o castello in una rivelazione.
Il libro non si limita a descrivere la maestosità del Monte Sirente, ma si addentra nell’intimità della Valle Subequana, un tempo nota come ‘Valle Superequana’ restituendo dignità a una terra considerata marginale.
Il testo è un omaggio alla ‘gente tenace e laboriosa’ di queste contrade. Attraverso un’analisi rigorosa delle fonti, l’autore riporta in vita le figure che hanno segnato l’identità di queste terre: boscaioli, carbonai e preziosi artigiani ‘figli e fratelli’ di un Appennino che non si arrende all’omologazione del consumo globale. Accanto alla narrazione storica, emerge con forza la biodiversità di un ecosistema unico, dove le acque gelide del fiume Aterno fecondano una natura ricca di rarità botaniche e fauna selvatica.
‘Sirente, sconosciuto stupore’ è un’esperienza da vivere. Grazie al supporto di un documentario e di una cartina letteraria, il lettore è invitato a riscoprire i 10 comuni dell’area, da Acciano a Secinaro, nell’aquilano d’alta quota, sono i centri di una trama identitaria vibrante.
È un invito al viaggio rivolto a chiunque voglia lasciarsi sedurre dalla ‘profondità nascosta’ di un’anima montana che, finalmente, ha trovato la sua voce più autentica.