Mentre i palazzi della politica abruzzese celebrano come una vittoria storica il riconoscimento di un’indennità aggiuntiva per i medici penitenziari, dalle trincee delle carceri arriva una doccia fredda che riporta tutti alla realtà. A smontare il clima di festa è Mauro Nardella, segretario nazionale del Cnpp-Spp, che senza giri di parole avverte: pagare di più i medici è giusto, ma pensare che questo risolva il collasso della sanità dietro le sbarre è, nel migliore dei casi, un’illusione. “Di fatto, sembra
un cerotto su una ferita profonda”.
La delibera della Giunta regionale, spinta dall’assessore alla Salute, Nicoletta Verì e accolta con favore dal capogruppo di Fratelli d’Italia Massimo Verrecchia, punta a rendere più attrattivo il lavoro medico negli istituti di pena. “Un obiettivo nobile, visto che trovare camici bianchi disposti a lavorare in contesti così difficili è diventata un’impresa”.
Tuttavia, secondo Nardella, il problema non è solo una questione di stipendio. Il sindacalista mette le mani avanti e sottolinea come il sistema continui a scricchiolare sotto il peso di una mancanza cronica di strumenti e strutture. L’odissea delle visite esterne è il vero nodo della questione, evidenziato con forza dal segretario del Cnpp, così come l’assenza di ambulatori attrezzati nelle carceri. Senza macchinari e supporti specialistici tra le mura della cella, ogni minima criticità si trasforma in una traduzione verso gli ospedali civili.
I numeri citati da Nardella, per il solo carcere di Sulmona (L’Aquila), sono impressionanti: 1.100 visite ospedaliere effettuate in un anno e 59 ingressi d’urgenza al pronto soccorso, dall’inizio del 2026.
Ogni uscita di un detenuto non è solo un costo sanitario, ma un enorme impegno logistico e di sicurezza per la Polizia penitenziaria, chiamata a turni estenuanti per piantonamenti e scorte.
La proposta: un ‘Polo Unico per i ricoveri’.
Nardella non si limita alla critica, ma rilancia una soluzione che da tempo giace nei cassetti della programmazione regionale: “la creazione di un Polo Unico per i ricoveri dei detenuti – spiega –
Se l’assessore Verì vorrà realizzare il Polo Unico, non solo ridurrà i disagi per i penitenziari abruzzesi, ma riuscirà a razionalizzare le risorse umane e strutturali, dando una risposta concreta a medici, direttori, comandanti e, soprattutto, ai poliziotti. Una soluzione lontana
La sanità penitenziaria è a un bivio: l’indennità ai medici è un primo passo necessario, ma senza un investimento serio in tecnologie e infrastrutture sanitarie interne, il rischio è che i medici guadagnino di più per continuare a gestire un sistema che, nei fatti, non può funzionare.
La voce di Nardella ricorda a tutti che, dietro i comunicati trionfali, resta una realtà fatta di stanze di ospedali occupate anche al di fuori del perimetro dedicato, disagi, vuoti e di una sicurezza sempre più sotto pressione. (Trozzi)
