Le aree interne d’Abruzzo stanno scivolando verso un punto di non ritorno e la Valle Peligna ne è purtroppo l’epicentro.
Quello che un tempo era un polmone economico e industriale vitale, oggi si ritrova a fare i conti con una desertificazione che non lascia scampo, dietro i dati macroeconomici dello spopolamento e della crisi occupazionale ci sono i volti, le famiglie e la dignità dei lavoratori schiacciati da dinamiche globali ma abbandonati e senza tutele.
La sfilata della solidarietà: la commedia della politica locale.
Ed è qui, davanti ai cancelli delle fabbriche e nelle piazze gremite di operai preoccupati, che va in scena lo spettacolo più avvilente: la sfilata dei politici locali. Consiglieri regionali, sindaci e coordinatori di partito si accalcano a favore di telecamera, dispensando pacche sulle spalle, dichiarando “pieno sostegno” e firmando mozioni di solidarietà nei consigli comunali straordinari.
Un tempismo perfetto per raccogliere consenso, che però svela un’ipocrisia di fondo insostenibile. Quella stessa politica che oggi si indigna per i muri alzati dalle multinazionali o per i bandi al ribasso delle partecipate pubbliche, è la stessa che per decenni ha gestito il territorio in modo fallimentare a monte. La crisi della Valle Peligna non è un fulmine a ciel sereno. È la conseguenza diretta di una totale assenza di visione strategica e di programmazione industriale a lungo termine. Per anni le aree interne sono state considerate dai palazzi della politica come bacini elettorali da spremere e poi dimenticare.
E la colpa non è del mercato globale, ma di chi doveva difenderla quando i giochi erano ancora aperti.
