L’inceneritore? Facciamolo fare al Cogesa

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Ci siamo.

Giovedì prossimo, 28 agosto, ci sarà il dibattito pubblico sul tema del giorno.

Il progetto di installazione dell’Inceneritore da parte della Get Energy Prime Italia.

Quindi tra due giorni, alle ore 17, presso la sede della CGIL (in via Vico del Vecchio), si discuterà di emissioni, inquinamento e corbezzoli vari per decidere se fare la guerra o no alla iniziativa.

Come al solito, dalle nostre parti, si sbagliano i termini della discussione.  

La società proponente si è proposta (ci si perdoni la tautologia) all’Arap, che gestisce i Nuclei Industriali di tutto l’Abruzzo compreso il nostro, sfruttando anche i vantaggi economici che derivano dalla Zes.

Il progetto prevede la raccolta di 47.000 tonnellate di rifiuti plastici, ne lavorerà 33.817 e residueranno 13.000 tonnellate da smaltire.

Il tutto per produrre un tot di energia da rivendere a caro prezzo alla GSE (Gestore Servizi Energetici).

Il problema non sarà tanto quello che le sei ciminiere smaltiranno nell’atmosfera, che alla fine è facile che risulterà impattante né più né meno qualunque altro impianto industriale.

Il problema è cosa verrà trattato dalla società brianzola (ma con sede legale a Roma) che, a leggere i bilanci del 2023, non è che sia tutto questo fior fiore di solidità economica, (fatturato €.125.000, utile €.30.677 dipendenti 4 al 2025).

Questi sono numeri, infatti, di tantissimi studi professionali di Sulmona ben avviati.

Vogliamo sperare che nessuno abbia pensato che la Get Energy Prime Italia si metterà a raccogliere per strada i rifiuti di Sulmona e del comprensorio peligno.

Non sarà così.

Li ricomprerà chissà da chi e da dove, per portarli qui, bruciarli e rivendere la energia, derivata dall’incenerimento, a prezzo molto più caro di quanto pagheranno i rifiuti.

Quindi non è neanche detto che li prendano dal Cogesa.

Anzi, li andranno a prelevare dove spunteranno prezzi migliori.

L’inghippo è tutto qua.

Cosa ci riporteranno in Valle Peligna da incenerire? Da quali territori? Che munnezza verrà nella nostra Valle?

Tenendo conto che, di quello che raccolgono, 13.000 tonnellate non sono bruciabili e rimarranno nel nostro territorio.

Queste sono le cose che andrebbero chiarite.

Perché allora la riflessione finale è anche banale.

Se dobbiamo far avviare un inceneritore alla Get Energy Prime Italia, gente non del posto, che non reinvestirà i denari che guadagnano nel nostro territorio, che quasi certamente brucerà robaccia venuta chissà da dove (anche dalla Terra dei fuochi, perché no) e non roba nostra, e che alla fine ci lascia una montagna di rifiuti (13.000 t.) comprati altrove allora a questo punto facciamolo fare al Cogesa.

Recupererà un importante fonte di incasso e ricavi, brucerà roba nostra che sarà facile selezionare e controllare, avrà la possibilità di azzerare il debito accumulato evitando il rischio di pesanti ricadute sui cittadini del comprensorio.

In fondo non era difficile pensarci.

 

  • Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Da pochissimi anni ha iniziato a cimentarsi nell’arte della letteratura e ha già pubblicato tre romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio e del Nuovo Giornale Nazionale e vice direttore de "La Giustizia".

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