Vogliamo un’organizzazione sanitaria che ‘si prenda cura’, ma le risorse non bastano più. Battaglia persa? No, la sfida si può vincere considerando una prospettiva diversa: quella dei medici di famiglia e soprattutto una educazione diversa, educazione alla Salute civica, un tempo era solo civica ma funzionava, magari ‘ripartendo’ anche dalla scuola.
Un pronto soccorso ospedaliero è sempre pieno come un uovo di casi banali o semplici che dovrebbero essere filtrati, magari dal ‘medico di famiglia’ o al massimo da un call-center, professionalmente adeguato, ma così non è!
Attese bibliche per cure giurassiche e nel brodo primordiale: pazienti gravi e codici a colori che sbiadiscono nei nuovi ospedali di comunità (hub e spoke) di cure intermedie, anticamere dell’inferno o del paradiso e poi purgatori di centri diurni, assistenza domiciliare integrata o integrale. Dove andare? Solo lui, il medico di famiglia, figura ampiamente depotenziata, potrebbe sciogliere l’arcano, essere in qualche modo il supervisore, da incentivare però!
Il ‘motore’ di tanta ‘fantasia’ legislativa : si risparmia davvero a demolire e ricostruire, a cambiare il nome alle cose, alle strutture ospedaliere e sanitarie? La semplificazione parte proprio lì dove si annidano troppi casi banali che arrivano ai pronto soccorso che rigurgitano.
Chi potrebbe conoscere meglio il cittadino ansioso che corre al pronto soccorso per una febbricola se non il suo medico di famiglia ?
Bene, deve essere allora il medico di famiglia il primo filtro per un accesso ai servizi sanitari. Il medico di medicina generale (Mmg) non vuole accollarsi l’onere. Incentiviamoli, ma come?
Risorse: quanti medici di famiglia potrebbero essere finanziati dallo smantellamento di guardie mediche, ospedali di comunità, distretti e ristretti sanitari, quanti medici di medicina generale si potrebbe sostenere economicamente al posto di centri diurni, biurni e triurni, mezzi servizi e servizio Adi e quanti incentivi economici potrebbero essere garantiti al medico di famiglia affinché riscatti il suo Ruolo al servizio dell’Umanità, un ‘front office’ tra pazienti e Servizio sanitario, che un tempo gli conferiva un memorabile rispetto.