Carceri abruzzesi, arrivano 70 nuovi agenti, ma c’è poco da gioire

Nardella (Cnpp-Spp): “Bene i rinforzi, ma le strutture cadono a pezzi”

“L’annuncio del senatore di Fratelli d’Italia, Etelwardo Sigismondi, circa l’arrivo di 70 nuovi agenti di Polizia Penitenziaria destinati agli 8 istituti abruzzesi, è stato accolto con un misto di favore e scetticismo da parte dei sindacati di categoria. Se da un lato l’immissione di nuove risorse umane è vista come una boccata d’ossigeno, dall’altro restano irrisolte le criticità strutturali e gestionali che affliggono il sistema carcerario regionale”. Lo ha dichiarato Mauro Nardella, segretario nazionale del Coordinamento nazionale di Polizia penitenziaria e Sindacato di Polizia penitenziaria, (Cnpp-Spp) ,sottolineando che
“È innegabile che questo Governo stia compiendo un’opera di arruolamento necessariaNon riconoscerlo significherebbe negare l’evidenza, anche se siamo ancora molto distanti dal recuperare le decine di migliaia di operatori che mancano all’appello a livello nazionale. Tuttavia – avverte – una rondine non fa primavera: le carceri italiane, compresa quella di Vasto (Chieti), pullulano di problemi gravissimi”.

Strutture fatiscenti: il caso Vasto

Il sindacalista punta il dito sulla distanza tra la legge e la realtà: “L’Ordinamento Penitenziario, varato 51 anni fa, resta in molti punti una chimera. Mi chiedo se il senatore Sigismondi abbia mai visitato per intero un istituto di pena, a partire da quello della sua città. Se lo facesse in una giornata di pioggia, si accorgerebbe delle infiltrazioni che allagano celle e sotterranei”.
Le accuse sono dettagliate e riguardano i requisiti minimi di vivibilità previsti dal regolamento del 2000, rimasti sulla carta da ormai 26 anni. “A Vasto manca l’acqua calda nelle celle e spesso anche nelle docce comuni, a causa di caldaie obsolete. Per non parlare della cinta muraria esterna: è prossima al collasso, ridotta a una vera e propria gruviera”.

Sovraffollamento e disagio psichiatrico

Oltre alle mura che cadono, c’è il dramma delle persone. In Italia il sovraffollamento ha superato la soglia critica: 64.000 presenze a fronte di soli 47.000 posti regolamentari. Ma il dato più allarmante riguarda la salute mentale.
“Più che del sovraffollamento, a Vasto ci si accorgerebbe dell’incompatibilità di molti detenuti con il regime carcerario ordinario”, spiega Nardella. “Troppi soggetti psichiatrici sono ristretti in strutture non idonee. La ‘Casa Lavoro’ di Vasto è ormai un nome improprio: il lavoro, elemento cardine della riabilitazione previsto dalla Costituzione, è diventato un miraggio, anche perché molti dei ristretti presentano patologie che ne impediscono l’impiego”.

L’invito al senatore dal segretario nazionale Nardella

In conclusione, Nardella lancia una sfida aperta al rappresentante di Fratelli d’Italia: “L’entusiasmo del senatore Sigismondi potrà essere condiviso solo quando questi problemi strutturali saranno affrontati e risolti. Lo invito ufficialmente a un confronto diretto: venga a trovarci in carcere a Vasto, per guardare con i propri occhi lo stato di degrado in cui operiamo ogni giorno. Io lo aspetto”.

”Ho letto che il senatore di Fratelli d’Italia Etelwardo Sigismondi è stato entusiasta della notizia dell’arrivo di rinforzi, specializzazioni permettendo) esattamente 70 poliziotti penitenziari nelle 8 carceri abruzzesi.

Nulla da obiettare sul fatto che questo Governo stia facendo un’opera di ossigenante arruolamento. Anche se siamo ancora molto distanti dal recuperare le decine di migliaia di operatori, allo stato, ancora mancanti, non farlo significherebbe negare l’evidenza.
Tuttavia, le carceri italiane, compresa quella di Vasto (Chieti), istituto ricadente nella circoscrizione di Sigismondi, pullulano di problemi più o meno notevoli.
La legge che regola l’ordinamento penitenziario, varata 51 anni fa e più volte soggetta a restailing, consta di molti punti assolutamente non ancora rispettati.
Al netto degli organici la cui questione è stata affrontata in premessa, uno dei problemi più grandi attualmente presenti negli istituti di pena, che mi sento di rappresentare a Sigismondi, va a riguardare le indecenti condizioni nelle quali versano le loro strutture, in molti casi obsolete o quanto meno fatiscenti (chiediamo a tal proposito se il senatore abruzzese abbia mai visitato qualche volta e per intero un istituto di pena.Quanto meno il carcere di Vasto).
Le stesse tuttora non sono in possesso finanche dei requisiti previsti dal regolamento di esecuzione la cui “innovazione”(si fa per dire) si è avuta nell’ormai lontano anno 2000(ben 26 anni fa).
Se fosse mai andato a visitare per intero il carcere di Vasto( e non solo) avrebbe di certo notato l’assenza di acqua calda nelle celle e l’incapacità ad assicurare la stessa finanche nel locale docce( docce anch’esse non presenti nelle celle come prevede il regolamento) per via di vecchissime caldaie che ora funzionano e fra 10 minuti chi lo sa.
Se caso mai gli capitasse di fare visita l’istituto in una giornata di pioggia si accorgerebbe altresì delle infiltrazioni di acqua piovana capaci di allagare le celle oltre che i sotterranei del carcere stesso.
Non vorrei altresì omettere di invitare lo stesso senatore a guardare con i propri occhi lo stato di assoluto degrado nel quale versa la cinta esterna del carcere Vastese, prossima a collassare e in molti punti divenuta un autentica gruviera.
Altro grande problema è il sovraffollamento di detenuti che in Italia ha oramai superato le 17mila unità ( 6 mila presenze a fronte di 47 mila posti regolamentari)
Il tutto accompagnato da un numero di soggetti psichiatrici troppo alto per dirsi lontano dalle nostre gravissime critiche.
Se ha fatto visita al carcere della sua città si è accorto dell’incompatibilità carceraria dettata da gravissime problematiche psichiatriche che va a riguardare mimolti detenuti. Il lavoro per i reclusi, nelle carceri sta diventando sempre più una chimera.
Stiamo parlando dell’elemento cardine del trattamento e che nell’ordinamento penitenziario, un po’ come nel caso della Costituzione, è ascritto al primo dei suoi interessanti ma spesso inapplicati articoli.
Il carcere di Vasto, quello della sua città, è impropriamente chiamato “Casa Lavoro”, ma oltre all’elemento principe del trattamento penitenziario difetta della capacità lavorativa di molti dei suoi ristretti proprio perché soggetti con gravi patologie psichiatriche.
Mi permetto di dire al senatore che mai, come nel caso che ci riguarda , una rondine non fa primavera.
Il suo entusiasmo potrà da me essere condiviso solo ed esclusivamente nel momento in cui tutti i problemi elencati saranno affrontati e risolti.
Magari ne possiamo discutere direttamente in carcere a Vasto qualora il senatore avesse voglia di venirci a trovare. L’adpettiamo”, ha concluso il segretario nazionale Cnpp-Spp.