A Cernobbio il generale ha segnato un altro importante gol. La mostrificazione dell’avversario genera simpatia umana ed aumenta il consenso elettorale.
Monica Macchioni
Forse per primi come redazione de www.ilgraffio.net abbiamo scritto l, nero su bianco che Futuro Nazionale avrebbe raggiunto il 20 per cento. C’è ancora il tempo utile e necessario affinché questa previsione diventi realtà alle prossime elezioni politiche se Vannacci deciderà in coerenza con le proprie posizioni di non fare compromessi con gli altri partiti e di correre in solitaria, misurandosi al di fuori degli schieramenti esistenti.
Abbiamo fatto questa previsione molti mesi fa, appena è nato Futuro Nazionale, isolati e unici in questa convinzione, quando tutti i sondaggisti davano il generale solo al 3 per cento. Non avendo vocazioni da Sibilla Cumana, ma avendo molto spesso azzeccato analisi e previsioni politiche – vedi ad esempio la previsione a febbraio 2018 (sei mesi prima della sua nascita il 2 giugno 2018) della nascita del governo tra Movimento 5 Stelle e Lega, o il referendum dopo il quale Matteo Renzi si dimise o l’ultimo sulla giustizia – come mai sono convinta da mesi che il generale raggiungerà questo enorme exploit elettorale?
Innanzitutto perché ha introdotto un nuovo ed efficacissimo modo di comunicare, che gli consente di raggiungere chiunque, non solo gli addetti ai lavori, ma anche persone comuni che da tantissimo tempo non si recano più alle urne, sdoganando termini che anni fa sarebbero stati inimmaginabili non solo da utilizzare ma anche solo da pensare. Ha introdotto un linguaggio nuovo e riesce ad essere presente ovunque anche sui moderni mezzi di comunicazione comprese le gag costruite con l’intelligenza artificiale. Ha scosso con forza l’albero del perbenismo e del politicamente corretto per introdurre un eloquio diretto, crudo e senza giri di parole. Non si sottrae alle domande, spesso rilancia. Ha bandito il politichese e preferisce la provocazione continua alzando via via l’asticella e inducendo così gli altri leader di partito a rincorrerlo su terreni a loro molto scomodi.
D’altra parte la situazione geopolitica internazionale è così complessa e la condizione economica e sociale dell’Italia così disastrosa che il moderatismo non paga più. Gli italiani lavorano di più, guadagnano meno, consumano meno, si divertono di meno, faticano ad andare in vacanza, riescono con difficoltà a pagare luce, acqua, gas e affitto, sono frustrati, in competizione sociale permanente a causa anche della diffusione di massa dei social media che ha innescato una corsa verso l’effimero apparire fine a se stesso, vengono spaventati dalla cronaca nera che scrive di frequenti accoltellamenti dei maranza, di furti nei negozi, di occupazioni abusive delle case. Sono smarriti e cercano risposte, sperano di trovare qualcuno che indichi loro la strada per uscire dal tunnel.
L’Europa agli occhi dei più è solo una matrigna che ha introdotto tasse, divieti, obblighi e compresso la libertà individuale. Ovvio che possano provare grandissima attrazione per la voce di un condottiero isolato e contestato che predica in favore dell’Italia spiegando che per la guerra i soldi si trovano mentre per le pensioni e gli stipendi no, per mandare aiuti agli ucraini – e cita sapientemente episodi di corruzione lampanti come i bagni d’oro comprati anche coi soldi delle tasse degli italiani – e per il caro carburanti solo palliativi. Ovvio che ogni attacco che gli muove il segretario di Azione Carlo Calenda si trasformi per lui in una medaglia al valore e al merito. Più riceve attacchi di questo tipo, più i consensi degli italiani aumentano.
Vannacci rappresenta l’ultima speranza, perché attraverso i suoi occhi gli italiani sognano un’Italia diversa, sperano di tornare nell’epoca in cui nel nostro Paese si viveva veramente bene. Il debito pubblico stava alle stelle, ma la classe dirigente era autonoma e rassicurava rispetto al futuro. Difendeva come da oggi Vannacci l’autonomia della nazione rispetto alle potenze estere. Oggi il futuro è invece per molti solo un buco nero in fondo al tram (per citare una famosa canzone di un cantautore geniale particolarmente sensibile alla condizione del proletariato e più in generale degli ultimi e dei borderline, Enzo Jannacci).
Sono convinta che alzando l’asticella delle provocazioni di merito il generale saprà conquistare una platea sempre più vasta, interloquendo come ha fatto oggi parlando a Cernobbio, dove è emersa la sua capacità di tenere testa ai poteri forti e di non farsi intimidire dalla platea degli imprenditori e dei finanzieri che lo stava ad ascoltare. La sua presenza lì è un segnale importante: con le posizioni di Vannacci bisogna fare i conti. Il confronto con Mario Monti è stata l’immagine plastica di come un leader non si lasci intimidire dai nomi altisonanti e dai salotti buoni. Vannacci ha esposto con grande proprietà di linguaggio e sicurezza il suo punto di vista, dimostrando che un’altra Europa è possibile.
Da analista ed esperta di comunicazione, darei solo un consiglio: non cada nella tentazione della comfort zone dei settarismi e delle posizioni retrò tacciabili come retrograde sui diritti civili, sulle donne, sulla religione. La frase che ho letto riportata sui giornali inerente il programma del partito nella quale si sostiene l’idea di proibire agli omosessuali di andare in onda in tv dalle 8 del mattino alle 23 è offensiva della sua intelligenza e sono sicura che non l’abbia scritta lui. Se riesce ad evitare queste cadute di stile intollerabili e improduttive che possono toglierli la simpatia di categorie molto diffuse, il traguardo del 20 per cento è molto vicino!
In politica si può perdonare tutto tranne il ridicolo (lo ricordava un altro grande, il genio Dario Fo, “una risata li seppellirà”). Vannacci ha davvero tutte le carte in regola per essere un leader di un segmento di popolazione molto ma molto vasto. E di rimanere in sella per lungo tempo. È un cavallo di razza di rara intelligenza e di lunga esperienza sul campo. Eviti i cattivi consiglieri che sono insidiosi, ipocriti, subdoli, melensi, e non si faccia azzoppare dall’astuzia di quelle che il suo presidente del centro studi Luca Sforzini ha definito con una immagine davvero ben riuscita le cornacchie nere.
