In un mondo che celebra il ritorno del predatore alfa, c’è un territorio che sta scrivendo una storia diversa, fatta di numeri che sfidano la statistica e di una convivenza che sembra arrivata a un punto di rottura. Non parliamo delle vaste foreste del Canada o delle steppe siberiane, ma del cuore verde dell’Italia: l’Abruzzo.
La Svizzera, con le sue vette imponenti e una superficie di oltre 41 mila chilometri quadrati e l’Abruzzo hanno in comune un numero. Nei 10 mila 800 chilometri quadrati della regione verde d’Europa vivono centinaia di lupi, secondo i dati forniti da diversi enti del settore, tra questi anche l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che ha eseguito la sua più recente stima nel 2021. Praticamente, in Italia ci sono tanti lupi quanti sono quelli censiti in tutta la Svizzera: tra i i 250/300 esemplari. L’Italia inoltre detiene il primato mondiale di densità, in alcune aree, raggiungendo punte di 14,7 lupi per 100 chilometri quadrati. A confermarlo è anche uno studioso come Giovanni Todaro, giornalista esperto di grandi carnivori.
È come se lo spazio vitale si fosse ristretto, portando il predatore a un passo dalle località, non solo montane. Tra il 2017 e il 2024, sono stati accertati, tramite analisi del Dna e cattura dell’animale, 20 attacchi diretti all’uomo, questo solo in Italia.
La statistica è spietata perché ben 16 o 17 di questi episodi sono avvenuti in Abruzzo.
Mentre la cronaca nazionale spesso liquida questi eventi come isolati, i numeri dicono che l’Abruzzo è diventato l’epicentro europeo di un fenomeno nuovo. Non parliamo di aggressioni provocate da escursionisti imprudenti, ma di incontri ravvicinati in contesti quotidiani, persino sulle spiagge, segno di una specie che si è adattata fin troppo bene alla presenza umana.
La biologia del lupo in Italia corre più veloce di qualsiasi politica di gestione. Ogni anno, a fronte di una media di 400 decessi, per quanto riguarda le cause antropiche, la maggior percentuale di questi decessi è legata ad incidenti stradali. Ogni anno nascono circa 1.200 cuccioli.
A differenza della Svizzera e di altri stati europei come la Germania e la Francia, dove la Direttiva Habitat viene utilizzata per richiedere deroghe e abbattimenti mirati dei lupi problematici, in Abruzzo non è mai stata avanzata una richiesta simile. La protezione è totale, ma i dati suggeriscono che il prezzo di questa scelta si stia caricando sulle popolazioni del territorio.
L’Abruzzo si trova davanti a un bivio. Possiamo continuare a guardare al lupo con gli occhi delle favole o della protezione assoluta del secolo scorso, oppure dobbiamo cominciare a leggere i dati per quello che sono: un segnale di un equilibrio ormai spezzato.
Il lupo è tornato e la domanda che dovrebbe disarmare tanta ipocrisia è: quanto del nostro spazio e della nostra sicurezza siamo disposti a cedere altro spazio a questo grande carnivoro.
