“Francesco Cossiga chiamava i suoi ‘straccioni di Valmy’. Quasi trent’anni dopo, il generale Vannacci rivendica per i propri la definizione di ‘feccia’. Straccioni e feccia: due provocazioni intelligenti, orgogliosamente offensive”. Lo dichiara Luca Sforzini, presidente del Centro studi Rinascimento nazionale, secondo cui “la differenza sta negli uomini che stanno dietro alle parole”. “Cossiga poteva permettersi il berretto frigio, le picconate e Valmy perché dietro ogni provocazione c’erano letture, memoria, diritto, storia e una concezione dello Stato”, sottolinea Sforzini. “Avercene di straccioni di Valmy: uomini con storia, formazione, esperienza e idee. Un leader che voglia cambiare davvero la politica dovrebbe pretendere dai propri consiglieri non fedeltà cieca, ma statura. Non servono cortigiani, ma persone capaci di portare competenze, visione e una propria autorevolezza”, ha concluso.
