La gioia non è fatta di spari
Può un evento religioso, che celebra la Resurrezione di Cristo, svolgersi in un silenzio di tomba?
Esiste un istante, a Sulmona (L’Aquila), in cui il tempo sembra sospendersi tra il respiro trattenuto di migliaia di persone e il fruscio di un manto che cade. È il momento della ‘Madonna che scappa’ in piazza Garibaldi, l’evento clou che ogni anno trasforma il dolore del lutto nello splendore della Resurrezione. Anche quest’anno, però, il rito si ammanta di una solennità diversa, quasi surreale: un silenzio di tomba che sfida la consuetudine dei secoli.
Il divieto dell’uso di spari e mortaretti, gli effetti speciali di una volta, imposto dalle autorità per ragioni di sicurezza, ha acceso un dibattito profondo nel cuore della terra degli Abruzzi. Per molti, quel fragore non era un semplice rumore, che inaspettato terrorizzava animali e bambini quasi a far esplodere il cuore, ma per molti rappresenterebbe un ‘grido di vittoria’ della vita sulla morte, un boato utile a rompere l’oscurità del Sabato Santo. Eppure, in questa assenza di frastuono, la corsa del simulacro acquista una forza spirituale inedita. Gesù comunque risorge sotto la pioggia o sotto il dole (speriamo).
Abbracciato dai raggi solari che scaldano la pietra della piazza, l’abito della Vergine risplende di una bellezza commovente. È una seta damascata di un verde cangiante, una tonalità così viva che, colpita dai riflessi dorati del Mezzogiorno, sembra emanare luce propria, quasi fosse intessuta di speranza. Senza i botti, l’attenzione si sposta sul battito ritmico dei passi dei portatori e sul fruscio delle ali delle colombe che si levano alte nel cielo terso, cercando presagi di pace tra le vette del Gran Sasso d’Italia.
“Dalla caduta del manto e dal volo delle colombe verranno tratti gli auspici per il territorio”, sussurrano i fedeli, testimoni di una fede che sa adattarsi anche al rigore del silenzio. Se la tradizione voleva il frastuono, la modernità impone il raccoglimento. Resurrezione, nel suo passaggio dal nero del lutto al verde della vita, il silenzio ritrova forza: nel silenzio di una piazza che attende e spera. La speranza è già un miracolo e la corsa del simulacro parla dritto all’anima, senza bisogno di spari e mortaretti. (Maria Trozzi)
