Giampiero Samorì, segretario nazionale della Democrazia Cristiana, non sembra avere dubbi: la soglia va fissata a 100 milioni di euro, non a 300mila. E mentre il campo largo torna a discutere di reddito di cittadinanza, patrimoniale e cannabis, l’avvocato propone di cambiare ordine alle priorità: bollette gratuite per le famiglie più deboli e meno tasse sul lavoro e sulle attività produttive.
«Sono per il bonus acqua-luce-gas gratis per le fasce deboli. Sono favorevole alla patrimoniale per redditi superiori ai 100 milioni», afferma Samorì, intervistato da Roberto Poletti al Caffè di Radio1.
Sul reddito di cittadinanza, il giudizio è netto. «Come è stato costruito nel passato non funziona, è un modo per perdere denaro pubblico senza arrivare a nulla», sostiene. La proposta alternativa è un bonus che consenta alle famiglie con redditi sotto una determinata soglia di non pagare acqua, luce e gas entro un limite prestabilito di consumi. «Fino a un certo livello di consumi chi ha meno di un certo reddito non paga niente. Questo sarebbe un supporto reale alle famiglie che hanno bisogno, una specie di bonus totale», spiega, richiamando anche la dottrina sociale della Chiesa.
È sulla patrimoniale, soprattutto, che Samorì mette sul tavolo la proposta più incisiva. «Sono favorevole a che tutte le persone che in Italia hanno un patrimonio superiore a 100 milioni di euro debbano contribuire almeno con un 2 per cento di imposte l’anno a favore dello Stato». Secondo la sua stima, la misura produrrebbe 37 miliardi di euro di maggiori entrate ogni anno. Risorse da utilizzare, contemporaneamente, per ridurre la pressione fiscale sui redditi da lavoro e sulle attività di impresa, con particolare attenzione ad artigiani, commercianti, piccoli imprenditori e liberi professionisti.
Samorì precisa che non si tratterebbe di una penalizzazione della ricchezza, ma di un contributo di solidarietà da parte di chi ha patrimoni enormi. «Chi è molto fortunato, molto bravo e molto ricco non credo che abbia nulla in contrario a versare ogni anno almeno il 2 per cento di quello che ha», osserva. Nel suo ragionamento, il successo individuale non può essere separato dal contesto in cui si è realizzato. Porta ad esempio Leonardo Del Vecchio e il ruolo dei Martinitt, l’istituzione che lo accolse da orfano: «Il sistema Paese ha aiutato a diventare molto ricchi molte persone brave, capaci e competenti».
Più articolata la posizione sulla cannabis. Samorì, che precisa di non aver mai fatto uso di droghe, considera secondario il dibattito sulla legalizzazione rispetto alla necessità di contrastare lo spaccio e chi induce soprattutto i giovani a consumare sostanze stupefacenti. «Credo che una politica di forte contrasto allo spaccio sia ancora più importante che decidere se legalizzare o meno la cannabis. Il problema è creare una cultura di contrasto allo spaccio delle sostanze stupefacenti, perché distruggono la vita delle persone, soprattutto dei giovani», afferma.
La conclusione è che, per il segretario della Democrazia Cristiana, il confronto politico dovrebbe concentrarsi meno sulle bandiere ideologiche e più sulle misure concrete: bollette azzerate per chi non riesce a pagarle, alleggerimento fiscale per chi lavora e un contributo richiesto ai grandi patrimoni. Insomma, la patrimoniale sì, ma niente paura: per Samorì, per essere considerati abbastanza ricchi da pagarla bisogna avere almeno 100 milioni. Una soglia che, almeno per la stragrande maggioranza degli italiani, non dovrebbe creare particolari problemi di bilancio.
