Il Consiglio comunale straordinario dedicato alle vertenze occupazionali e produttive della Valle Peligna, a Sulmona (L’Aquila) avrebbe dovuto rappresentare un momento di svolta, un’occasione di confronto serio e pragmatico tra la politica regionale e un territorio che da troppi decenni soffre di una crisi economica endemica e spaventosa. Al contrario, si è trasformato nel palcoscenico di una narrazione anacronistica e scollegata dalla realtà.
L’intervento in video call dell’assessore regionale alle Attività Produttive, Tiziana Magnacca, ha destato sconcerto tra i presenti e non per un discorso decisamente troppo lungo. L’esponente della giunta regionale ha preteso di applicare alla Valle Peligna un ragionamento macroeconomico astratto, dando per scontato che i dati generali sulla tenuta delle imprese abruzzesi valgano automaticamente anche per questo comprensorio.
Sarà forse la giovane età, ma Tiziana Magnacca non è una turista di passaggio a Sulmona arrivata per acquistare una scatola di confetti –, sta di fatto che Magnacca ha raccontato una favola che non appartiene a questa terra. La realtà peligna è fatta di desertificazione industriale e di emergenze continue: solo da dicembre a oggi hanno già chiuso i battenti ben due aziende.
Liquidare, come è stato fatto, l’ipotesi di richiedere al ministero dell’Imprese e del Made in Italy l’inserimento del comprensorio nell’area di crisi industriale, considerandola alla stregua di uno strumento vecchio e superato, la dice lunghissima sulla totale assenza di programmazione da parte di Comuni e Regione per questo territorio. Una situazione inaccettabile che va recuperata immediatamente.
A fronte di tanta “fuffa”, l’unico ad aver mostrato una visione d’insieme, una conoscenza piena del territorio e, soprattutto, una formula concreta per uscirne è stato il senatore Luciano D’Alfonso. Rispetto alle chiacchiere della maggioranza di governo, D’Alfonso ha individuato un “menu” di interventi continuativi e permanenti da attuare subito, sfruttando strumenti normativi già esistenti e risorse finanziarie bloccate nei cassetti della Regione.
Per completezza di informazione e per dare l’esatta misura della differenza tra la propaganda e la competenza, riportiamo di seguito i punti salienti del quadro programmatico tracciato da Luciano D’Alfonso nel corso del suo intervento.
L’analisi e le proposte di Luciano D’Alfonso per la Valle Peligna
Fragilità politica e intermittenza amministrativa
“Nel 1993 un ministro del Lavoro, Gino Giugni, si pose il tema di Sulmona e dell’inizio dell’utilizzo dello strumento delle aree di crisi, individuandone una che finiva a Roseto. Gli strumenti normativi ci sono tutti, anzi sono più di quelli utilizzati: oltre all’area di crisi complessa, abbiamo contratti d’area, zone franche e zone a logistica semplificata.
Il territorio ha subito in passato una costante quando è diventato terreno di possibili attrattive di investimento: una impossibile fragilità politica e una insostenibile intermittenza amministrativa che hanno fatto mancare ogni volta la continuità dell’attività dal punto di vista anche territoriale. Facciamo una vera alleanza durevole su queste priorità, facendo in modo che tutti gli strumenti normativi vengano utilizzati, compreso le notevoli risorse finanziarie che sono in pancia anche nella Regione”.
La coincidenza degli abruzzesi ai tavoli romani
D’Alfonso ha ricordato come l’Abruzzo vanti oggi una “coincidenza straordinaria di abruzzesi che contano al tavolo della ripresa degli investimenti”, figure chiave con cui interloquire stabilmente oltre al sottosegretario Fausta Bergamotto:
- Savini: capo della struttura di missione per l’attrazione e lo sblocco degli investimenti.
- Rita Fantini: capo della segreteria tecnica del ministro.
- Il presidente di Mcc: vertice di MedioCredito Centrale, partner fondamentale per i piani di reindustrializzazione.
Il piano operativo in 4 punti per il rilancio di Sulmona
“A Sulmona è possibile ricollocare uno svincolo dedicato autostradale a Santa Rufina, completamente automatizzato. La viabilità e la facilità degli spostamenti della logistica sono elementi di forza di un menu di attrazione di investimenti. Si possono poi concepire pacchetti formativi e tecnologici ad hoc con le organizzazioni del mondo del lavoro e del sindacato.
Servono inoltre semplificazioni amministrative ulteriori: sulla scorta del modello ‘Genova’ applicato dopo la caduta del ponte Morandi, si può organizzare uno strumento di straordinaria semplificazione per rilanciare lo stop mortificante dell’attività economica. Infine, Sulmona deve diventare uno dei nodi facilitati per i tracciati dedicati ai trasporti eccezionali che sta strutturando il ministero delle Infrastrutture”.
No ai tavoli emotivi solo quando l’emergenza sanguina
Nel 2004 il ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti e il sindaco di Pescara vararono, tra i primi in Italia, una zona franca urbana con 5 milioni di euro garantiti dal ministero dello Sviluppo economico per 132 vie, focalizzata sull’aiuto ai piccoli commerci. “La cifra si può rivedere, l’importante per evitare procedure di infrazione è che sia a tempo, con misure di defiscalizzazione di convenienza.
Serve un piano industriale, ma non emotivamente lavorato quando l’emergenza diventa sanguinante; serve un piano da parte di un tavolo permanentemente all’opera, come fanno in Europa a Lilla, a Barcellona o a Bruxelles città. Il Comune può svolgere la sua parte ma non da solo: serve restituire l’affiancamento e l’assistenza tecnica che una volta la Provincia dava attraverso i dati agli enti locali, e oggi in Abruzzo possono dare una mano anche l’Arap e l’assessorato.
Questo tavolo parte in un momento di straordinaria crisi, ma è anche la fase degli ultimi 12 mesi di una legislatura nella quale tutto è più facile ottenerlo, perché maggioranza e opposizione vogliono conquistare fette aggiuntive di attenzione. Supereremo molta pigrizia da parte dei normali uffici istruttori dislocati nella capitale. L’importante è che all’intermittenza del quadro istituzionale territoriale non si aggiunga l’intermittenza di un tavolo che si ritrova solo quando l’emergenza è sanguinante”.
Maria Trozzi
