In merito alla proposta di Premio Nobel per la pace ai bambini di #Gaza
lanciata dal prof. Eugenio Mazzarella scrivete a segr.direttore@avvenire.it
Bambini nelle mani dei tagliagole, che li adoperano come strumenti di aggressione contro le truppe israeliane e, al contempo, come strumenti di propaganda a favore delle proprie strategie, ogniqualvolta vi sia la necessità di conseguire obiettivi politici: incoraggiare tali sacrifici umani, giustificarli e perfino premiarli non soltanto costituisce una forma di criminalità grave, ma rappresenta un aggravamento morale e giuridico rispetto alle azioni degli stessi terroristi di Hamas.
In questa dinamica, infatti, la violenza non viene limitata alla lotta armata, bensì viene deliberatamente estesa all’infanzia, trasformando i corpi dei minori in bersagli e in mezzi di intimidazione, con conseguenze irreparabili per le loro vite, per la società e per la possibilità di qualsiasi futuro di riconciliazione.
In tale contesto, ogni forma di esaltazione mediatica e di riconoscimento pubblico di atti di disumanizzazione assume una portata ancora più devastante, perché contribuisce a normalizzare la barbarie e a rendere più probabile l’emulazione da parte di altri gruppi.
Se si considerano i principi fondamentali del diritto internazionale umanitario, appare evidente che l’impiego di bambini in ruoli di combattimento o come agenti di violenza costituisce una violazione particolarmente efferata, poiché mina i diritti universali dei minori e nega la tutela che la comunità internazionale riconosce loro in ogni circostanza.
Le ricadute psicologiche e sociali, inoltre, non riguardano esclusivamente le vittime dirette, ma investono intere comunità, perpetuando cicli di paura, ritorsione e trauma intergenerazionale.
Pertanto, qualificare tale condotta come “criminale” è appropriato, ma risulta ancora più necessario riconoscerne l’aspetto demoniaco, inteso non come semplice insulto retorico, bensì come condanna morale netta della scelta di colpire e strumentalizzare chi non ha alcuna responsabilità.
È imprescindibile, inoltre, che ogni organizzazione, istituzione o figura che abbia responsabilità nella sfera pubblica eviti di alimentare narrazioni che possano funzionare da legittimazione indiretta di queste pratiche.
La responsabilità etica, in particolare, impone di respingere qualsiasi forma di complicità, anche soltanto simbolica, che possa offrire copertura o vantaggio politico a chi trasforma minori in armi.
Vergogna, dunque, a coloro che appartengono a formazioni e contesti che si rendono protagonisti di tali derive, e vergogna anche agli esponenti di “avvenire” e quindi della CEI che, con silenzi, omissioni o dichiarazioni insufficienti, finirebbero per rendere possibile la diffusione di messaggi inaccettabili. Una società civile degna di questo nome non dovrebbe mai arretrare di fronte alla necessità di chiamare le cose con il loro vero nome, difendendo la dignità umana e rifiutando ogni forma di celebrazione della violenza contro i bambini.
Domenico Liberati
Segretario nazionale del comitato #DifesaMinori
