Sulmona (L’Aquila) – Oggi è per me una data speciale, non solo perché si celebra l’anniversario della liberazione nazi-fascista. È un giorno che ricorderò con particolare emozione anche per un dono del tutto inaspettato, un qualcosa che, per l’entità della sorpresa che mi ha pervaso, mi ha lasciato a lungo senza parole. Prima di svelare di cosa si tratta, anticipando che si tratta di un libro, desidero narrare la storia del personaggio straordinario che mi ha fatto questo regalo. È conosciuto nel mondo del ciclismo come “El Diablo”, e per gli appassionati questo soprannome evoca immediatamente l’immagine di un autentico campione di livello mondiale, un appellativo che è un vero e proprio distintivo di coraggio e grinta. Ecco come lo descrive Guido Meda, autore della prefazione del libro: “Ho visto Il Diablo e le sue tentazioni. Perché lui in corsa era la tentazione, l’incarnazione del rischio di chi attacca quando gli altri esitano, di chi si prende carico della corsa come se fosse una questione personale. Non un Diablo ingannatore, ma un Diablo che ti sprona a sfidare l’impossibile: ‘Prova, anche se non ce la farai, prova’.” Un brano tratto dal libro stesso ci proietta proprio in quell’atmosfera: “Tutto in quel giorno viaggiò col passaparola. La radio e la TV raccontavano la mia fuga in diretta. Essendo sabato, molte persone non lavoravano. C’erano milioni di italiani davanti al televisore: si telefonarono, si cercarono, si aggregarono frettolosamente. Qualcuno lo veniva a sapere al bar e correva a casa sul divano; interi stabilimenti balneari si fermarono e i televisori dai chioschi venivano portati in spiaggia con soluzioni di fortuna per permettere a tutti di vedere. La stessa cosa accadde nelle hall degli alberghi, nei rifugi di montagna e sui traghetti verso la Sicilia e la Sardegna. Nel 1992 non c’erano social e nemmeno internet. Ero io il social network in quel momento.” Mi rendo conto ora più che mai di aver avuto un’ottima intuizione quando ho deciso di intervistarlo per la rubrica “Lo chiediamo a…” della rivista di cui sono Direttore Editoriale, l’IPA Italia Magazine. Ho voluto dedicargli un posto d’onore anche per la sua appartenenza, come socio onorario, all’International Police Association. Grazie al suggerimento del mio amico Vincenzo Perotti, Presidente del Comitato Locale di Crema dell’International Police Association, ho desiderato che il suo nome fosse conosciuto nelle case di 400.000 poliziotti in tutto il mondo, pubblicando la sua intervista tradotta in inglese sulla rivista mondiale dell’IPA. Tutto questo mi ha ampiamente ripagato del plico che ho ricevuto, il cui mittente è nientemeno che Claudio Chiappucci. Il grande Claudio Chiappucci. Di lui porterò sempre nel cuore non solo la dedica personale che ha lasciato sul libro, intitolato “Claudio Chiappucci, i luoghi del Diablo” e scritto insieme al giornalista freelance Federico Vergari, ma anche una sua frase che considero un vero e proprio mantra: “Nella vita non contano i passi che fai, ma le impronte che lasci.”
Mauro Nardella, Direttore Editoriale IPA Magazine
