Terra di lupi e di record: il lato oscuro dell’Abruzzo

In un mondo che celebra il ritorno del predatore alfa, c’è un territorio che sta scrivendo una storia diversa, fatta di numeri che sfidano la statistica e di una convivenza che sembra arrivata a un punto di rottura. Non parliamo delle vaste foreste del Canada o delle steppe siberiane, ma del cuore verde dell’Italia: l’Abruzzo.
La Svizzera, con le sue vette imponenti e una superficie di oltre 41 mila chilometri quadrati e l’Abruzzo hanno in comune un numero. Nei 10 mila 800 chilometri quadrati della regione verde d’Europa vivono, secondo i dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), tanti lupi quanti sono censiti in tutta la Svizzera: tra i 250/300. L’Italia inoltre detiene il primato mondiale di densità, in alcune aree, raggiungendo punte di 14,7 lupi per 100 chilometri quadrati. A confermarlo è anche uno studioso come Giovanni Todaro, giornalista esperto di grandi carnivori. È come se lo spazio vitale si fosse ristretto, portando il predatore a un passo dalle località, non solo montane. Dai dati Ispra che emerge il dato più inquietante, quello che rompe il velo del modello ideale. Tra il 2017 e il 2024, in tutta Europa, sono stati accertati, tramite analisi del Dna e cattura dell’animale, 20 attacchi diretti all’uomo.
La statistica è spietata: ben 16 o 17 di questi episodi sono avvenuti in Abruzzo.
Mentre la cronaca nazionale spesso liquida questi eventi come isolati, i numeri dicono che l’Abruzzo è diventato l’epicentro europeo di un fenomeno nuovo. Non parliamo di aggressioni provocate da escursionisti imprudenti, ma di incontri ravvicinati in contesti quotidiani, persino sulle spiagge, segno di una specie che si è adattata fin troppo bene alla presenza umana.

La biologia del lupo in Italia corre più veloce di qualsiasi politica di gestione. Ogni anno, a fronte di hna media di 400 decessi, principalmente per incidenti stradali che rappresentano l’80% della mortalità, nascono oltre 2 mila nuovi cuccioli.
A differenza della Svizzera, dove la Direttiva Habitat viene utilizzata per richiedere deroghe e abbattimenti mirati dei lupi problematici a tutela del bestiame e della sicurezza, in Abruzzo non è mai stata avanzata una richiesta simile. La protezione è totale, ma i dati suggeriscono che il prezzo di questa scelta si stia scaricando tutto sulle popolazioni del territorio.

L’Abruzzo si trova oggi davanti a un bivio. Possiamo continuare a guardare al lupo con gli occhi delle favole o della protezione assoluta del secolo scorso, oppure dobbiamo iniziare a leggere i dati scientifici dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale per quello che sono: il segnale di un equilibrio che s’è spezzato.
Il lupo è tornato e la domanda che dovrebbe disarmare tanta ipocrisia è: quanto del nostro spazio siamo disposti a cedere.