La battaglia sulla mobilità urbana nella Capitale si sposta dalle strade alle aule di giustizia, assumendo i contorni di un vero e proprio scontro istituzionale. Al centro della contesa c’è l’istituzione della ‘Zona 30’, con un provvedimento che sta sollevando un polverone di polemiche e che, nelle ultime ore, ha visto un’inaspettata mossa tattica da parte dell’amministrazione capitolina. Di fronte al ricorso, presentato presso il Consiglio di Stato, la Giunta guidata dal sindaco, Roberto Gualtieri, ha richiesto ufficialmente di rimettere la decisione al Tar Lazio.
Una scelta, questa, che le opposizioni e le categorie produttive non hanno esitato a definire una ‘fuga dal giudizio’. L’ombra che si allunga su Palazzo Senatorio è quella del cosiddetto ‘modello Bologna’: il timore, secondo i detrattori, è che il Consiglio di Stato possa seguire il precedente emiliano, bocciando un provvedimento giudicato, da molti, come eccessivamente ideologico e privo di una solida base razionale.
La strategia del rinvio e le Partite Iva in rivolta. Spostare il baricentro del contenzioso verso il Tribunale amministrativo regionale del Lazio appare a molti come un tentativo di guadagnare tempo. Con l’avvicinarsi delle scadenze elettorali, evitare una sentenza definitiva e potenzialmente punitiva, da parte dell’organo di secondo grado della giustizia amministrativa, potrebbe essere una mossa per ‘congelare’ la questione o per procedere a una riscrittura del piano che faccia decadere la materia del contendere. Il ‘fronte del no’ è tutt’altro che propenso a concedere tregue. Partite Iva, Tassisti, esercenti e cittadini protestano e le associazioni di categoria promettono battaglia totale.
Il timore principale riguarda la tenuta economica della città: Roma a 30 chilometri orari viene vista come un ostacolo insormontabile per chi, con la mobilità, ci lavora quotidianamente.
“Questa Giunta continua a portare avanti una serie di ‘Eco-Follie’ che hanno un unico obiettivo: colpevolizzare, vessare e spillare quattrini a cittadini, imprese e lavoratori”. Ha dichiarato Angelo Di Stefano, portavoce delle Partite Iva condividendo questa posizione con altre associazioni di consumatori e del commercio. “La Zona 30 non è sicurezza stradale, è un accanimento contro chi vive e lavora nella Capitale”.
Ambientalismo o vessazione?
Il dibattito si sposta quindi sul piano della visione di città. Se da un lato l’amministrazione difende la scelta in nome della sicurezza stradale e della riduzione delle emissioni, dall’altro cresce il fronte di chi accusa il Comune di promuovere un “ambientalismo di facciata” che finisce per paralizzare il traffico e svuotare le tasche dei romani.
La promessa dei comitati e delle associazioni di categoria è quella di non fare sconti e di contrastare il tentativo di sottrarsi al giudizio del Consiglio di Stato in ogni sede possibile. Lo slogan che accompagna la protesta, “Sine Timore”, è un chiaro segnale della volontà di difendere Roma da quelle che vengono percepite come imposizioni ideologiche calate dall’alto. Il futuro della viabilità capitolina resta dunque appeso a un filo, tra ricorsi legali e una tensione sociale che non accenna a diminuire.
