Posto da superesperto: un solo candidato per la progressione riservata agli interni. Punteggio pieno per performance e incarichi, valorizzati titoli e pubblicazioni. Di Martino, direttore facente funzioni, conquista l’area delle elevate professionalità. Gli atti non provano irregolarità, ma la procedura solleva interrogativi sulla reale concorrenza.
Maria Trozzi
L’AQUILA – Un posto, un solo candidato, 98 punti su 100 e nessun concorrente a contendere la progressione. Al Parco nazionale della Maiella, la selezione interna che porta Luciano Di Martino, direttore facente funzioni dell’Ente, nell’area delle elevate professionalità si chiude con un risultato che lascia poco spazio alla suspense. Il vincitore è l’unico ad aver presentato domanda e il punteggio finale è praticamente il massimo.
A sancire l’esito è il provvedimento commissariale numero 5 del 29 settembre 2026, firmato dal commissario straordinario del Parco Maiella, Lucio Zazzara. Il profilo è quello di ‘Esperto in biodiversità, ricerca e sviluppo sostenibile’, una posizione specialistica che si colloca al vertice del percorso professionale previsto dalla selezione. La procedura è riservata al personale interno: alla scadenza del 21 settembre, secondo il verbale della commissione, è arrivata una sola candidatura. Quella di Di Martino.
La valutazione restituisce numeri eloquenti: 30 punti su 30 per la performance individuale, 20 su 20 per il servizio prestato nelle pubbliche amministrazioni, altri 20 su 20 per gli incarichi ricoperti. A questi si aggiungono 5 punti su 5 per formazione e altri titoli, 5 su 5 per l’assenza di provvedimenti disciplinari e 18 su 20 per i titoli di studio. Totale: 98 centesimi su cento. Una valutazione quasi perfetta, assegnata in una procedura nella quale nessun altro candidato è entrato in gara.
Tra gli elementi da chiarire ci sono il peso attribuito agli incarichi ricoperti, compreso quello di direttore facente funzioni e la valutazione dei titoli accademici e delle pubblicazioni. Secondo le informazioni disponibili, nel curriculum figurerebbe anche un secondo dottorato conseguito nell’ambito di un’opportunità riservata ai dipendenti del Parco, mentre diverse pubblicazioni sarebbero state edite dallo stesso Ente Parco.
Senza altri concorrenti, non c’è stata una comparazione tra profili. C’è stata la valutazione di un unico curriculum che ha ottenuto quasi il massimo dei punti disponibili.
La commissione esaminatrice, presieduta da Luciano Sammarone, presidente del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise (Pnalm), ha applicato i criteri previsti dall’avviso. La procedura rientra nel piano assunzionale e nel Piano integrato di attività e organizzazione 2026-2028.
Il problema è un altro: la trasparenza sostanziale di una progressione riservata agli interni, nella quale il direttore facente funzioni è anche l’unico candidato e ottiene 98 punti su 100. È qui che l’immagine del vestito cucito su misura diventa difficile da evitare perché la combinazione tra riserva interna, unicità della candidatura, incarichi ricoperti e titoli valorizzati merita spiegazioni puntuali. Quali altri dipendenti avrebbero potuto partecipare? Quanto hanno inciso le singole pubblicazioni? In che modo sono stati valutati i titoli accademici e gli incarichi svolti nell’Ente? E quali verifiche sono state effettuate per garantire che i criteri fossero effettivamente aperti a una pluralità di profili?
Sono domande legittime per un ente pubblico chiamato a gestire un patrimonio naturale di rilevanza nazionale. Tanto più in una fase in cui il Parco è guidato da un commissario straordinario e la direzione è affidata a un facente funzioni. La progressione professionale non è una semplice questione di carriera individuale: riguarda il modo in cui vengono riconosciute le competenze, organizzate le responsabilità e garantite pari opportunità al personale.
Gli atti dicono che Di Martino ha ottenuto 98 punti. Dicono anche che non aveva concorrenti. Per capire se il risultato sia soltanto l’esito di un curriculum ritenuto eccellente o anche l’effetto di criteri che hanno ristretto, nei fatti, la possibilità di confronto, servono trasparenza e risposte documentate.
Perché in una selezione pubblica non basta che i conti tornino: deve essere comprensibile anche come si è arrivati al risultato. E quando il posto è uno, il candidato è uno e il punteggio sfiora la perfezione, il dubbio che il vestito fosse già della taglia giusta non può essere liquidato con una graduatoria.
Sul Parco incombe anche un’altra vicenda, ben più grave per le sue conseguenze ambientali. Il 9 agosto sono divampate le fiamme sul Monte Morrone, in un incendio che ha devastato almeno mille ettari di vegetazione e richiesto interventi protratti per oltre un mese, tra riprese dei focolai e operazioni di bonifica. La Procura di Sulmona ha disposto il sequestro di documenti nella sede del Parco, tra cui atti relativi ai piani di emergenza e al monitoraggio del patrimonio boschivo e dei sentieri prima dell’incendio e nel 2026.
L’indagine, al momento é contro ignoti e punta a ricostruire la catena delle responsabilità e le modalità con cui sono state affrontate le diverse fasi dell’emergenza, compresa la riattivazione dei focolai. Gli inquirenti stanno esaminando proprio documenti e procedure utili a capire quali misure fossero previste, quali siano state attuate e come sia stato gestito il rischio.
Lo stesso Zazzara, commentando l’acquisizione degli atti, l’ha definita un “atto dovuto”, sostenendo che i passaggi formali fossero stati rispettati e che gli interventi sul territorio fossero stati numerosi. Ha inoltre richiamato la possibile origine dolosa degli incendi. Ma l’eventuale natura dolosa dell’innesco non esaurisce le domande sull’efficacia della prevenzione, sulla capacità di contenere le fiamme e sulla gestione delle successive ripartenze: aspetti che spettano ora agli accertamenti investigativi chiarire.
La progressione professionale di Di Martino e l’inchiesta sull’incendio restano vicende distinte. Non ci sono elementi per affermare un collegamento tra le due, né per attribuire responsabilità personali in relazione al rogo. Eppure entrambe riportano l’attenzione sul funzionamento di un ente chiamato a proteggere un patrimonio naturale di rilevanza nazionale: da una parte, una selezione interna senza concorrenti e conclusa con 98 punti; dall’altra, un’emergenza che ha devastato una vasta area del Morrone e sulla cui gestione la Procura sta acquisendo documenti.
È qui che il tema della trasparenza diventa centrale. Non basta invocare la regolarità formale di una procedura o ricordare gli interventi compiuti durante un incendio: occorrono dati verificabili, criteri chiari e risposte documentate.
Il rischio, altrimenti, è che la progressione appaia un vestito cucito su misura e che, mentre si sale di grado negli uffici, restino senza risposta le domande sulla tutela del territorio. Sul ponte di comando del Parco non si può guardare soltanto alla graduatoria perché dopo il dramma del Morrone, la rotta della prevenzione e della gestione ambientale è altrettanto importante.
