Il vero Sgarbi non si sarebbe mai dimesso da sottosegretario, ma il vero Sgarbi come ha dichiarato il suo storico manager Sauro Moretti a Vanity Fair «non c’è più, è volato via: non ci sono più la sua voglia di trasgredire, sedurre, vivere, la sua anima, il suo personaggio»
E’ indelebile il vizio di certa stampa di manipolare fatti ed eventi riscrivendo la storia – o la cronaca – a proprio uso e consumo per piegarla a tesi di comodo precostituite
Di Monica Macchioni
Ho letto con grande stupore le tesi contenute nella paginata doppia dedicata ieri a Vittorio Sgarbi dal quotidiano Il Giornale
Sono molto felice per la pronuncia della Corte dei Conti che mette in condizione Vittorio Sgarbi di non restituire i 200.000 percepiti dal ministero della Cultura, in quanto non sussiste danno erariale. Purtroppo invece in passato il professore fu condannato a risarcire il Comune di Salemi per un danno erariale. Anche a quell’epoca si parlava di circa 200.000 euro. Questa recente pronuncia positiva nei confronti di Sgarbi mi fa mi fa ben sperare anche sul fatto che esista più di un giudice a Berlino e che quindi anche molte altre verità verranno prima o poi a galla e troveranno giustizia – vorrei però sottolineare alcuni aspetti surreali contenuti in queste ricostruzioni.
Vittorio Sgarbi non cade sotto i colpi dell’inchiesta di Fattoquotidiano e Report, ma viene indotto a dimettersi dalle pressioni congiunte del partito di maggioranza Fratelli d’Italia – le cronache dell’epoca narrano di una Meloni furibonda mentre La Russa era più indulgente – e dalla miopia del cerchio tragico, capeggiato dalla Sorella Elisabetta Sgarbi e dall’aspirante moglie Sabrina Colle, che di fronte al bivio tra l’ideale e la concretezza negli anni ha sempre preferito con grande cinismo la seconda al primo. L’istruttoria dell’Antitrust infatti e’ stata avviata su segnalazione dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano che aveva trasmesso ben due lettere anonime all’Authority secondo le quali l’allora sottosegretario “aveva esercitato attività professionali in veste di critico d’arte in materie connesse con la carica di governo a favore di soggetti pubblici e privati” in violazione della legge sul conflitto di interesse. Ma e’ stata una scelta ben precisa quella dell’allora ministro di scagliarsi contro il critico d’arte. Così come è’ stata miopia totale quella del cerchio tragico di non far davvero quadrato per difendere Vittorio e la sua immagine ma di assecondare le sue dimissioni. Tutti gli errori commessi negli ultimi anni da Vittorio non sono attribuibili a lui ma sono il frutto di un delirio di onnipotenza di chi avrebbe voluto essere come lui ma non riuscendoci ha preferito la via dell’arroganza con tutti anche verso i giornalisti, che addirittura sono stati minacciati via sms e anche di notte. Il tracollo di Sgarbi e’ attribuirle a chi ha preferito la via dello scontro senza motivare le proprie ragioni a quella del dialogo. Al netto del fatto che e’ stato stabilito che Vittorio Sgarbi fortunatamente per lui non deve risarcire il ministero per danno erariale, ma che professionalità può avere chi – rivestendo il ruolo di suo Capo di Gabinetto – utilizza la email del ministero per mandare proposte private di consulenza a pagamento per Vittorio o preventivi di costi per partecipazioni a convegni e presentazioni di libri?
Sgarbi e’ Sgarbi, genio, sregolatezza e provocazione perenne e ha saputo ricoprire in maniera sublime quel ruolo per tutta una vita. Ma chi gli stava e gli sta ancora attorno, quale supporto gli ha saputo dare nel momento di difficoltà ? Che incidenza ha avuto nell’influenzare scelte fondamentali per la sua vita ?
Quanto alla politica: è’ palese che Fratelli d’Italia lo mal tollerasse. Quando mai infatti alle lettere anonime si da’ seguito in buona fede? Pensate alla Rai, da dove l’ex ministro Sangiuliano proviene e per giunta da ruoli apicali come la direzione di un tg: si e’ sempre periodicamente sussurrato dell’arrivo di lettere anonime contro questo o quel dirigente, questa o quella tresca – amanti, appalti, promozioni, presentazioni di serate usando in modo abusivo il logo dell’azienda, esercizio di lavoro parallelo in nero, etc etc – ma nessuno ha mai dato corso. Giustamente. Persino negli esposti alle forze dell’ordine bisogna metterci la faccia. Non basta trovare e segnalare lettere anonime. Le lettere anonime muoiono quasi sempre in bolle di sapone, salvo quando dietro ad esse non c’e’ una regia precostituita.
Questa vicenda e’ molto triste perché narra la solitudine di un uomo di grandissimo talento che è stato colpito da chi più lo avrebbe dovuto sostenere. Politicamente. Le forze politiche del centrodestra invece lo candidarono di malavoglia in un collegio in Emilia Romagna dove nemmeno Superman avrebbero potuto farcerla. E umanamente. Privatamente. Da quelli che avrebbero dovuto essere i suoi affetti e che e avrebbero dovuto sostenerlo nelle sue passioni e nel suo slancio ideale e invece non vedevano l’ora che si dimettesse sperando di aumentare il fatturato delle società parallele. I giornali d’inchiesta fanno il loro mestiere. E non hanno alcuna colpa della depressione che ha colpito Vittorio Sgarbi. E sarà divertente scoprire fra qualche mese come il male oscuro di cui egli soffre non sia la sua patologia più grave ma soprattutto come esso sia stato solo una conseguenza di un quadro clinico complesso e grave – che con ogni probabilità avrà inciso anche nel giudizio – non e’ certo stato provocato dalle inchieste di Thomas Mackinson. C’è’ un limite pure alla più grossolana disinformatia. E presto saranno molto chiari anche i motivi per i quali con tanto accanimento il cerchio tragico che circonda Vittorio ha fatto di tutto per impedire che la figlia Evelina avesse accesso alle cartelle cliniche del padre, un accanimento sospetto e completamente fuori luogo che ha consentito di estromettere tutti i figli dalle informazioni relative allo stato di salute di Sgarbi, anche per quanto riguarda il consenso ai vari trattamenti farmacologici. Come mai? In quelle cartelle cliniche e’ contenuta tutta la verità ed e’ molto probabile che ciò che vi è scritto abbia indotto chi ha giudicato il Fascicolo inerente Vittorio Sgarbi non solo ad essere equilibrato e super partes ma ad utilizzare anche quella Pietas che e’ doveroso riservare a chi comincia a non avere più piena contezza di se’, di ciò che lo circonda e che purtroppo può anche essere prossimo alla fine.
