Un Paese dimezzato: l’Italia secondo l’Eurispes

L’Italia del 2026 è un Paese che si trova dinanzi a una costellazione di crisi che non sono emergenze da gestire con il metodo del rattoppo, ma di nodi che, se non sciolti, rischiano di stringerci in una morsa irreversibile. Il nostro sistema valoriale, istituzionale, economico, sociale, demografico è sottoposto a pressioni che esigono risposte e non ammettono rinvii. Benedetto Croce scrisse che “la storia è sempre storia contemporanea”. Oggi questa affermazione risuona con tutta la sua gravità. Ciò che chiamiamo passato – i decenni di inerzia, di populismo, di riforme rinviate – abita il presente e lo condiziona. Non siamo liberi di ricominciare da capo, possiamo solo scegliere da dove ripartire”. Così il Presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara nell’introdurre il Rapporto Italia 2026, giunto quest’anno alla 38a edizione. “Un Paese dimezzato. Rigenerare lo spirito di comunità e il senso dello Stato” il titolo dato a questa edizione che, come di consueto, ruota attorno a 6 capitoli, ciascuno dei quali offre una lettura dicotomica della realtà esaminata. Il volume si struttura attraverso 6 saggi e 60 schede fenomenologiche. 
Le dicotomie tematiche individuate per il Rapporto Italia 2026 sono: Opes/Inopiae • Democrazia/Autoritarismo • Pace/Guerra
Omologazione/Identità • Distopia/Utopia • Presente/Futuro.
Ad arricchire il Rapporto, le indagini campionarie che, nell’edizione di quest’anno, hanno sondato alcuni dei temi tradizionalmente osservati dall’Eurispes: la fiducia nelle Istituzioni; la politica; l’opinione su alcuni dei temi etici più dibattuti; la situazione economica delle famiglie e i consumi; l’uso delle nuove tecnologie e i rischi ad esse connessi; l’avvento dell’Intelligenza artificiale; i temi della Difesa e gli scenari internazionali; lo smart working; le nuove modalità di viaggio e l’overtourism; le abitudini alimentari; il rapporto con il mondo animale e numerosi altri contenuti di stretta attualità. 


I DATI 
LA SITUAZIONE ECONOMICA
Quasi la metà dei cittadini prevede per i prossimi 12 mesi un peggioramento della situazione economica del Paese anche se la condizione economica dei cittadini resta stabile rispetto allo scorso anno. Più di sei cittadini su dieci arrivano a fine mese ma con difficoltà e circa un terzo (33,1%) deve usare i propri risparmi. A mettere particolarmente in difficoltà le famiglie è l’affitto (45,6%)
La dimensione economica personale e familiare, però, mostra stabilità rispetto alla rilevazione dello scorso anno con la quota più ampia di cittadini (42,1%) che indica “rimasta sostanzialmente invariata” la propria situazione economica negli ultimi 12 mesi; tuttavia, il 36,9% riporta un deterioramento della propria situazione economica (12,7% “molto”; 24,2% “lievemente”) e solo uno su dieci ha sperimentato un miglioramento.
I PREZZI
L’indagine sui consumi elaborata dall’Eurispes fa emergere un giudizio negativo sull’andamento dei prezzi nel corso dell’anno passato con un’indicazione di aumento nell’82% dei casi. I cittadini ritengono che l’aumento dei prezzi si sia attestato oltre l’8% (38,9%), ma sono anche molti a riferire un aumento tra il 3% e l’8% (35,7%). Le categorie dove i rincari sono stati più pesanti sono: generi alimentari (93,3%), carburanti (91,2%), pasti fuori casa (83,4%) e viaggi e vacanze (82,2%), ma anche trasporti (75,4%), vestiario e calzature (72,4%), cura della persona (70,9%), spese per la salute come ticket-medicine (68,8%), tecnologia (61,7%), arrendamento e servizi per la casa (61,4%), cinema/spettacoli e attività culturali (61,1%), affitto (60%). Quote più contenute riguardano invece l’acquisto della casa (56,8%), la palestra e lo sport (56,3%) e le spese telefoniche (49,9%).
RESISTERE E ADATTARSI
Per far fronte alle difficoltà si rinviano anche acquisti considerati necessari (60,2%), si tagliano le uscite fuori casa (54%) e i viaggi (52%). Aiuto in casa, ripetizioni, giardinaggio, ecc. si pagano in nero nel 38% dei casi. Aumenta il numero di chi rinuncia ai controlli medici periodici e cure odontoiatriche. Metà degli italiani rateizzano gli acquisti attraverso le piattaforme digitali a tasso zero: vengono usate nel 51,3% dei casi, con un calo rispetto al 2025 quando il valore si attestava al 65,3%.
Nelle difficoltà, ci si rivolge in particolare alla famiglia d’origine (29,1%), all’aiuto finanziario chiesto ad amici, colleghi o altri parenti (14,6%) o si chiedono soldi in prestito a privati non appartenenti alla cerchia di amici o parenti né a circuiti bancari (10,6%). Alcuni saldano in ritardo bollette e utenze (23,3%) e le tasse (18,8%). In un caso su dieci le difficoltà costringono a tornare nella casa della famiglia d’origine o dei suoceri (9,6%); a vendere o perdere beni importanti come casa, automobile, attività (11,4%); a contrarre debiti che non si è poi in grado di ripagare (9,3%); ad affittare una stanza/casa di proprietà (9,6%).
SCARSA SOLIDARIETÀ SOCIALE E SFIDUCIA VERSO IL PROSSIMO DIFFUSA
Il 65,8% degli italiani ritiene che nel nostro Paese la solidarietà sociale sia scarsa, il 62,5% non si fida del prossimo e ben l’82,2% ritiene che i cittadini non siano adeguatamente sostenuti dalle Istituzioni in caso di difficoltà economica. La sfiducia è più radicata presso i giovani tra i 18 e i 24 anni: sono quelli che più spesso rispondono di avere nessuna o poca percezione di solidarietà sociale (70,2%) e, insieme ai 25-34enni, hanno anche meno fiducia nel prossimo (66,8% e 67,6%), e nell’aiuto delle Istituzioni (83,5% e 85,8%). L’unico segnale positivo proviene dalle persone su cui contare in caso di difficoltà economiche: ne dispone il 54% degli italiani; una percentuale comunque non eccellente, considerando che il 46% si troverebbe privo di sostegno in caso di difficoltà.


IL CETO MEDIO CHE SI SGRETOLA E LE PROSPETTIVE DEL SISTEMA PENSIONISTICO
Il potere d’acquisto del ceto medio italiano è sceso del 7,5% circa dal 2021 (Ocse, 2025); nel 2023 il reddito reale delle famiglie si è ridotto dell’1,6%, mentre i beni essenziali (utenze, cibo, medicine) sono aumentati oltre il tasso d’inflazione. Il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell’intera ricchezza nazionale; la metà più povera ne detiene appena il 7,4%. Nel 2024 la ricchezza dei 71 miliardari italiani è cresciuta di 61,1 miliardi di euro (+166 milioni al giorno), raggiungendo 272,5 miliardi complessivi. Circa il 43% della popolazione italiana non versa l’Irpef; su 42,6 milioni di dichiaranti, 9 milioni (il 21%) presentano un’imposta netta pari a zero. Il 76,87% del gettito Irpef grava su soli 11,6 milioni di contribuenti. Secondo l’Ocse, appartiene alla classe media chi guadagna tra 1.877 e 5.006 euro netti al mese. 
Il reddito familiare più diffuso in Italia è di circa 2.500 euro mensili: la maggior parte delle famiglie italiane si colloca quindi nella parte bassa di questa fascia. La ricchezza netta delle famiglie italiane è scesa del 5,5% nel decennio 2014-2024; il ceto medio sopravvive sempre più grazie al patrimonio ereditato dalle generazioni precedenti.
E mentre la forza del ceto medio a sostegno dell’economia del Paese si affievolisce, ci troviamo a fronteggiare un problema di sostenibilità del sistema pensionistico. Le nascite totali sono in costante calo dal 2004, fino al minimo storico registrato nel 2024, con una riduzione del 34% in vent’anni. Il sistema pensionistico italiano è sotto pressione per la convergenza simultanea di più dinamiche che si alimentano a vicenda. 
Le proiezioni prefigurano un miglioramento a partire dal 2040, costruito però su ipotesi che i dati attuali faticano a sostenere: crescita della produttività all’1,3% annuo, inversione della natalità, saldo migratorio positivo di 165.000 unità l’anno. Nel frattempo, le generazioni che contribuiscono, oggi si trovano di fronte a una prospettiva concreta: andare in pensione a 70 anni con un assegno pari a poco più della metà dell’ultima retribuzione. 
SMART WORKING: UN EQUILIBRISMO FELICE
Lo smart working per gli italiani appare come una forma di equilibrismo, generalmente felice, tra spazi di vita ed autonomia, ottimizzazione delle risorse (di tempo ed economiche), senza una totale rinuncia alla socialità, alla distinzione degli spazi e ad alcune abitudini che per molti fanno ormai parte della vita lavorativa. Resta da scoprire come e quanto l’irruzione irrefrenabile dell’Intelligenza artificiale nella vita quotidiana e nel mercato occupazionale influirà anche nell’àmbito dell’organizzazione logistica del lavoro.
Secondo l’indagine 2026 dell’Eurispes, il 31,3% dei lavoratori intervistati fa smart working: il 5,7% sempre, l’8,7% per la maggior parte del tempo, il 16,9 % per la minoranza del tempo. Tra gli smart workers prevale la modalità ibrida, con alternanza di lavoro in presenza e lavoro da casa. Lo smart working si accompagna con maggior frequenza ai rapporti lavorativi flessibili e a quelli autonomi, rispetto a quelli subordinati e stabili (partita Iva 37,9% e 33,7% contratti atipici). L’87,1% degli smart workers vorrebbe continuare a lavorare da casa soprattutto per gli aspetti positivi: gestione degli impegni familiari e domestici (82,7%), qualità della vita (80,8%), e l’organizzazione del lavoro (78,1%). 


CITTADINI E ISTITUZIONI
Il Presidente della Repubblica è l’unico a raccogliere piena fiducia tra le Istituzioni più importanti con il 61,8% dei giudizi positivi. A grande distanza, il Parlamento vede fiducioso circa 1 cittadino su 4 (26,1%), mentre il Governo si attesta al 32,1%. La sfiducia nei confronti della Magistratura arriva al 46,5%, anche se il giudizio dei cittadini è spaccato a metà (i fiduciosi sono il 43,4%). Anche i Presidenti delle Regioni non raccolgono un consenso pieno nel giudizio dei cittadini e si fermano al 41,2%.
Con un risultato simile allo scorso anno, sono sempre amatissime le Forze dell’ordine e le Forze Armate con l’Arma dei Carabinieri che raccoglie il 70,2% dei consensi; la Guardia di Finanza il 71,7%; la Polizia di Stato il 66,8%; l’Esercito Italiano il 71,9%; l’Aeronautica Militare il 74% (77,4% nel 2025) e la Marina Militare il 73,6%; la Guardia Costiera il 71,1%. Anche l’Intelligence ottiene un buon risultato con il 63,5% dei cittadini fiduciosi. Altissimo il grado di fiducia accordato ai Vigili del Fuoco che nel 2026 arriva all’85,8%. La Polizia penitenziaria cala rispetto alla scorsa indagine al 57,6% dei giudizi positivi, mentre la Polizia locale resta al 56,4%.
Tra le altre Istituzioni considerate: positivo e in rialzo, anche se generalmente moderato, il giudizio su Università (73,7%) e Scuola (68%), Protezione civile (78,5%), Volontariato (64%), Sistema sanitario (58%) e (51,3%). Crescono in termini di fiducia ma non riescono a superare la soglia del 50% dei giudizi positivi i partiti che passano dal 21,1% del 2025 al 25,7%; i sindacati dal 38,6% al 41,6% e le altre confessioni religiose diverse da quella cattolica dal 31,1% del 2025 al 32,6% del 2026. Tra le Istituzioni che invece subiscono un calo di fiducia: la Chiesa che passa dal 52,6% al 50,3% del 2026, le Associazioni degli imprenditori (dal 42,5% al 40,7%) e la Pubblica amministrazione (dal 36,3% al 35,9%).
Per vivere in una democrazia moderna ed efficiente, secondo la metà degli italiani (50,3%), il Presidente della Repubblica dovrebbe avere più potere. Per più di un italiano su cinque (22,9%), invece, la figura che dovrebbe avere più potere per far funzionare meglio le cose è quella del Presidente del Consiglio dei Ministri, mentre per il 17,1% è il Consiglio Superiore della Magistratura; seguono il Presidente del Senato (4,9%) e il Presidente della Camera (4,8%).
Il 46,8% dei cittadini caldeggia l’istituzione di un Ministero per il Sud. L’idea invece di istituire un Ministero per il Futuro convince il 45% degli italiani ed è un’opzione che raccoglie soprattutto l’interesse dei giovanissimi dai 18 ai 24 anni (63%).
Il 44,2% degli italiani considera un costo le risorse destinate alla Difesa, al contrario, il 32,1% le vede come un investimento, mentre moltissimi, il 23,7%, non sanno esprimersi in merito. Mettendo a confronto queste risposte con quelle fornite al medesimo quesito nel 2024, è aumentata la quota di coloro che vedono le spese per la Difesa soprattutto come un costo (dal 36,2% al 44,2%).
A distanza di due anni, l’ipotesi di ripristinare il servizio militare di leva per i giovani, che vedeva concorde la metà dei cittadini, raccoglie ora il favore di un più contenuto 36,8%. 


LE CRISI NEL MONDO
Tre quarti dei cittadini (75,6%) giudicano “ingiustificabile” l’invasione russa, la pensa contrariamente il 24,4%. Agli italiani è stato chiesto di esprimere un’opinione sulla possibilità di una “spartizione” del mondo in aree di influenza delle superpotenze (Stati Uniti, Cina, Russia): la maggioranza considera negativa questa possibilità (54,9%), il 17% la definisce “il male minore”, solo il 4,6% la reputa positiva; quasi 1 su 4 non sa pronunciarsi in merito (23,5%). 
Nell’ipotesi in cui ad essere attaccato fosse un paese appartenente alla Nato, più della metà degli italiani (52,6%) afferma che l’Italia dovrebbe restare neutrale, un quarto che dovrebbe inviare milizie ed armi in difesa del paese aggredito (25%) ed il 22,4% che dovrebbe inviare armi in sua difesa. 
Secondo il 64,4% degli italiani, l’Europa non è unita dal punto di vista della difesa militare, per il 65,2% non lo è neanche sul piano delle politiche economiche. Ancora peggio se si considera il livello di unità dal punto di vista politico (67,8%). Il giudizio migliora solo se si considera l’Unione dal punto di vista commerciale, anche se la maggioranza, il 57,9%, giudica che non vi sia unità neanche in questo caso.


I TEMI ETICI
Per il 2026 si registra una quota del 70,2% di italiani favorevoli all’eutanasia (erano il 66,7% nel 2024), mentre per l’eutanasia in caso di demenza senile avanzata, se indicato dal soggetto interessato nelle proprie disposizioni anticipate, il valore dei consensi arriva al 67,1% (65,7% nel 2025); il testamento biologico (nel nostro ordinamento del 2018) trova favorevoli 8 cittadini su 10 (80,2%); il suicidio assistito raccoglie il 54,3% dei consensi nel 2026 (nel 2019 si dichiarava favorevole soltanto il 39,4%).
La tutela giuridica delle coppie di fatto indipendentemente dal sesso è accolta favorevolmente dagli italiani (69,6%), come pure il matrimonio tra persone dello stesso sesso (66%, un dato non difforme dal 2025) mentre quasi 6 italiani su 10 sono d’accordo sul riconoscimento dei figli di coppie dello stesso sesso (56,9%, in leggera diminuzione rispetto allo scorso anno: 58,1%). Poco più di un italiano su due si dice favorevole rispetto alla possibilità di adottare figli per le coppie dello stesso sesso (55,2%) e per i single (55,8%). Si tratta di un tema che nel tempo sta trovando maggiori spazi di accettazione. Il riconoscimento delle identità di genere che non si rispecchiano nel femminile o nel maschile raccoglie il consenso di poco meno della metà degli italiani (49,2%, erano il 51,1% nel 2025).
La questione della fecondazione eterologa risulta particolarmente delicata: nel 2026, gli italiani favorevoli sono quasi 6 su 10 (59,2%). In parallelo, la questione dell’utero in affitto trova il sostegno, nel 2026, solo del 35,6% degli italiani a fronte del 64,5% di quanti si dichiarano invece contrari, facendo registrare il dato più basso, insieme a quello del 2025 (35,5%) della serie storica di indagine (2021-2026).
Rispetto alla legalizzazione delle droghe leggere (hashish e marjuana), nel 2026 meno di un italiano su due si dichiara favorevole (46,1%), con un lieve incremento dei pareri favorevoli rispetto al 2025 (42%; erano il 52,3% nel 2022). La legalizzazione della prostituzione vede favorevoli metà degli italiani intervistati (50,3%). I dati rivelano una progressiva chiusura su questo tema rispetto al recente passato, quando il tema incontrava il favore di una fetta di popolazione più ampia: il 57,7% nel 2016 e ben il 65,5% nel 2015.


I SOCIAL E L’AI
La proposta di introdurre in Italia il divieto dell’uso dei Social network per i minori di 15-16 anni, sul modello di quanto già adottato o in corso di adozione in altri paesi, come Australia, Francia e Spagna, raccoglie un consenso ampio e netto tra gli italiani: il 78,9% è favorevole, mentre il 21,1% si esprime in senso contrario.
Il tema dell’Intelligenza artificiale per la prevenzione della devianza minorile sembra divisivo, con il 51,5% che esprime una posizione favorevole e il 48,4% contraria. Tra i favorevoli, la motivazione più diffusa è quella legata all’aumento della criminalità minorile (20,7%), seguita dall’argomento della tutela dei giovani in contesti a rischio (15,7%) e dalla valorizzazione delle potenzialità tecnologiche in chiave di sicurezza (15,1%). Sul fronte contrario, la preoccupazione più condivisa riguarda l’inadeguatezza dell’Intelligenza artificiale a gestire una questione tanto delicata (26%); seguono le perplessità legate all’apertura di un dibattito difficilmente risolvibile sugli aspetti etici del controllo delle persone (12,3%) e quelle relative alla privacy (10,1%).
Il rapporto degli italiani con l’Intelligenza artificiale non è ancora pienamente consolidato. Complessivamente, il 51,8% la usa, ma a farlo abitualmente è solo il 14,4%. Il 48,3%, invece, non ne fruisce mai.


GLI ITALIANI IN VIAGGIO
Il 42,5% cerca di viaggiare in periodi non turistici (“qualche volta” e “abitualmente”), quindi in bassa stagione, lontano da feste e ponti, e il 26,9% usa raramente questa modalità. Il 41,7% sceglie mete poco turistiche e il 28,6% lo fa, ma raramente. 
Le destinazioni sono scelte prescindendo dai Social (57,3%, anche se il 21,9% si reca “qualche volta” e “abitualmente” nei luoghi visti sui Social) e dall’influenza di serie e fiction (58,7%). Le forme di ospitalità collaborativa riguardano, con diversa frequenza, il 22,4% di chi viaggia. Sono in molti invece ad usufruire delle seconde case di nonni o genitori (50,3%).
Nella scelta del luogo in cui viaggiare, la curiosità personale è la motivazione prevalente (33,5%), seguita dal passaparola di amici e parenti (18,8%) e dal desiderio di ritornare nei posti dove si è stati bene (12%). Sul fronte delle modalità di organizzazione del viaggio, il 33,2% degli italiani cambia modalità a seconda delle circostanze, il 28,5% opta per l’organizzazione autonoma rispetto al ricorso a intermediari, tra cui agenzie di viaggio (14,5%) e piattaforme online (11,5%). Affidarsi all’Intelligenza artificiale è ancora un fenomeno marginale (2%).
Si contrae la durata dei soggiorni: il 43% ha ridotto la durata complessiva dei propri viaggi e il 40% ha accorciato le proprie vacanze estive. La settimana bianca, escludendo coloro che non la fanno (59%), rimane un altro momento irrinunciabile: tra tutte le tipologie di vacanza è quella meno ridotta (16,7%).


GLI ANIMALI
In diminuzione nel 2026 il numero dei nuclei familiari che accolgono un animale domestico (-6,8%). Si spende soprattutto per alimentazione e cure veterinarie e la spesa mensile per il proprio pet si concentra nella fascia 31-100 euro (57,9%). Nel 2026 ha un animale domestico poco più di un terzo degli italiani (33,7%): cani (41%) e gatti (37,1%) si confermano i protagonisti assoluti nelle case degli italiani. La spesa mensile si concentra nella fascia 31-100 euro (57,9%), anche se non manca chi, il 26,1%, affronta una spesa mensile tra i 100 e 300 euro e oltre.


GLI ITALIANI A TAVOLA 
Nel 2026, l’8,5% degli italiani sono vegetariani (5,3%) o vegani (3,2%). Un altro 4,9% dichiara di esserlo stato in passato. La maggioranza degli italiani è comunque onnivora (86,6%), anche se il 20,5% dichiara che sarebbe favorevole ad optare per una dieta vegetariana, ma teme di non riuscire a metterla in pratica.
Tra gli alimenti “speciali”, i più acquistati sono quelli senza lattosio (33,3%, di cui 13,6% intolleranti e allergici e 19,7% no) e senza zucchero (31,5%; 4,7% intolleranti e 26,8% no). A seguire gli alimenti senza glutine (21,1%; 9,4% perché intollerante/allergico e 11,7% no), senza uova (19%; 3,7% intollerante/allergico e 15,3% no) e senza lievito (18,5%, con il 13,2% che ne fa uso pur non avendo allergie o intolleranze). Nel confronto con lo scorso anno, risultano in lieve aumento i consumi di prodotti “senza”, in particolare senza lattosio (da 27,3% a 33,3%).
Gli italiani che dichiarano di acquistare qualche volta, spesso o abitualmente i mix di frutta secca e semi sono il 68,3%; il 62,6% compra cibi confezionati e ultraprocessati e il 64,4% anche bevande gassate, energy drink e succhi di frutta industriali; il 62,1% fa uso di integratori alimentari e il 57% compra alimenti proteici (High Protein: barrette, yogurt, creme, dessert, bevande, ecc.); è meno frequente l’abitudine al consumo di probiotici e prebiotici (49,5%), semi come lino, girasole, canapa, ecc. (48,4%) e alimenti contenenti cannabis (21,9%).
Rispetto a tutte le altre fasce d’età, l’acquisto di cibi confezionati è maggiormente diffuso tra i più giovani dai 18 ai 24 anni che li mangiano nel 72,9% dei casi (“qualche volta” 37%; “spesso” 24,3%; “abitualmente” 11,6%); la stessa percentuale di giovani compra cibi confezionati e ultraprocessati e il 75,7% usa consumare bevande gassate, energy drink, succhi di frutta industriali.
Quasi 4 italiani su 10 (36,6%) si affidano a figure professionali qualificate nel settore dell’alimentazione, comprendenti nutrizionisti, altri medici o naturopati o a fonti scientificamente affidabili, quali riviste mediche o siti scientifici.